martedì 16 aprile 2019

The End

~ il banner è di Aiami ~


THE END



Apro la porta di casa e, d’istinto, sorrido.
Una luce tenue avvolge l’appartamento, fuori è buio e sono solo le cinque di pomeriggio; la televisione ha il volume basso e crea giochi di luce strani nella stanza, mentre musiche di Natale fanno da sottofondo ai classici film che da giorni vengono trasmessi. Appoggio le chiavi sul tavolinetto, facendo meno rumore possibile, appendo il cappotto e tolgo le scarpe sul tappeto per non lasciare le impronte sul pavimento per colpa della neve che ho calpestato. Lancio un’occhiata nel salone e mi fiondo in bagno a lavarmi le mani, prima di raggiungere i miei amori sul divano.
-Ehi, sei a casa! – sussurra mia moglie, voltandosi quando prendo posto sul divano di fianco a lei, le accarezzo dolcemente la guancia e sorrido teneramente. Prendo tra le dita il piede della mia piccola principessa che dorme beata tra le braccia della mamma e mi si riempie il cuore di amore. Questa è la mia famiglia. Margot è nata un mese fa, insieme a lei Samuel; quando all’ecografia ci dissero che erano due gemelli io e Bella non sapevamo se scoppiare a ridere o metterci a piangere dalla gioia.
-Papà! - Caroline si alza dal tappeto, dove stava guardando il film con tanta concentrazione e si butta su di me, abbracciandomi stretto e baciandomi le guance.
-Pulcina! Hai fatto la brava oggi?
-Sì, la maesta ha fatto fale i disegni… poi ho giocato con Thomas… abbiamo costuito un castello!- Mi godo il racconto della sua giornata all’asilo, la coccolo e le presto tutta l’attenzione che merita e poi le bacio la testolina. Stranamente la scuola materna dove va Caroline ha tenuto aperto anche questa mattina, per la gioia dei genitori che si trovano indaffarati con i regali di Natale e la preparazione della cena della Vigilia. Il dirigente scolastico ha pensato di festeggiare oggi con i bimbi, facendo arrivare un Babbo Natale che portasse loro dei piccoli doni, cioccolatini o bambolotti per rendere tutti quanti felici. E’ stata una splendida iniziativa, soprattutto perché ha permesso a noi adulti di gestirci mezza giornata senza figli a casa. Almeno gli altri. Io ho lavorato e Bella aveva comunque i gemelli, ma non ci possiamo lamentare.
-Ed hai aiutato la mamma con i fratellini?- mi sorride e piega la testa ad accennare un sì dolce e composto. Avevamo il timore che Caroline prendesse male le attenzioni che inevitabilmente sarebbero state date a Margot e Samuel, invece siamo riusciti a farle comprendere che non sarebbe cambiato nulla. Ricordo ancora quel pomeriggio.

Flashback

“Pulcina, vieni qui, sulle gambe di papà…devo dirti una cosa!”
Ormai Bella aveva un pancione enorme e Caroline era sempre più curiosa di toccare e poggiare l’orecchio in attesa che i fratellini parlassero con lei. Era curiosa, tenera ed estremamente dolce.
Si arrampicò sul divano e prese posto tra le mie braccia, lasciandomi un bacio sulla guancia e appoggiando la testa sulla spalla.
“Sai, tra poco avrai due fratellini da coccolare sempre, tutto il tempo che vuoi. Loro ti vorranno sempre bene…e tu ne vorrai tanto, tanto a loro.” Iniziai, per poi far continuare il discorso a Bella. “Per i primi tempi saranno piccoli, piccoli, non riusciranno a fare nulla e piangeranno spesso. Bisogna cambiargli il pannolino e non potranno giocare tanto con te…poi però cresceranno e saranno i tuoi compagni di giochi sempre” Lei ci guardava curiosa, con la faccina corrucciata per cercare di capire ogni cosa che le stavamo dicendo.
“Quando nasceranno avranno bisogno di tante cure, dovranno sempre stare in braccio o nella culletta, perché non sapranno camminare. Dovranno dormire in camera di mamma e papà perché piangono spesso la notte, perché sono piccoli e devono mangiare tanto per crescere… e poi hanno bisogno di tante attenzioni da parte nostra…”
“E io?” domandò giunti al punto Caroline.
“E tu dovrai sempre farli sentire coccolati. Se piangono proverai ad accarezzarli e farli smettere, se gli cade il ciuccio dovrai rimetterglielo e se non si calmano verrai a chiamare me o la mamma…”
“E chi coccola me?”
“Noi amore…” aveva risposto Bella accarezzandole una gamba.
“Per i primi tempi i tuoi fratellini dovranno avere tanta attenzione pulcina, ma tu resterai sempre con noi, ci aiuterai e ti coccoleremo e ti faremo il bagnetto e ti ameremo sempre. Ricordalo Caroline…sempre. Anche se ci saranno i tuoi fratellini che avranno bisogno di tante cure e di essere sempre in braccio…noi ti vorremo sempre bene, tanto, tantissimo. Ti ameremo sempre e cercheremo di ricordartelo. Ma non devi essere gelosa, d’accordo? Noi ci saremo…sempre pulcina!” si era stretta addosso al mio corpo annuendo, dandoci la speranza che non ci sarebbero stati problemi con lei.

Fine Flashback

Quando, due mesi fa, nacquero prematuri di qualche settimana Samuel e Margot temevamo il peggio, cercavamo di dividerci in modo che uno di noi stesse sempre con Caroline, che non si sentisse mai messa da parte; poi con calma e tranquillità, una settimana dopo il loro ritorno a casa, abbiamo provato a farla interagire di più con i suoi fratelli. Si è dimostrata paziente, dolce e comprensiva, vive tutto come un gioco, probabilmente, ma è fantastica e si accontenta del tempo che riusciamo a darle. Noi, dal canto nostro, cerchiamo di fare ogni cosa, dividendoci tra la casa, il lavoro, Caroline e i due gemellini.
-Margot ha pianto tanto oggi… - mi dice Bella quando ho finito di chiacchierare con Caroline, pur mantenendola tra le mie braccia.
-Come mai? E’ stata male?
-Non lo so, era agitata. Ci ho messo tanto per farla calmare… Piangeva così forte che Samuel si è svegliato più volte. Caroline si divertiva a muovere la carrozzina piano piano, e con il dondolio Sam si è addormentato. Sei stata brava amore di mamma! – dice Bella accarezzando la gambina di Caroline. -Margot invece nulla. Non voleva mangiare, non aveva mal di pancia…Non lo so.– guardava la piccola e le accarezzava le manine con un dito.
-Io lo so pecchè Magot non stava bene… - mormora piano la mia pulcina con gli occhi assonnati e la testina appoggiata al mio petto; adora starmi in braccio e essere coccolata da me, ed io mi sento speciale. Ma la sensazione di benessere scivola via, sostituita dalla parte ansiosa dopo le sue parole. Ci voltiamo ad osservarla, chiedendoci silenziosamente come mai, spaventati che possa essere successo qualcosa e nessuno dei due se ne sia accorto, io perché fuori casa, Bella per tutte le cose che doveva fare. Stringe forte le mani sulla mia camicia e tenta di tenere gli occhi aperti, difficilmente.
-E’ successo qualcosa pulcina? Non hai chiamato la mamma? – scuote la testa alla mia domanda. –Patatina, ascolta…se è successo qualcosa alla tua sorellina devi dircelo, se sta male dobbiamo farla vedere da un dottore. – cerco di farla ragionare dolcemente.
-No…
-Caroline, mi sto preoccupando. Le hai fatto qualcosa?! – l’accusa di Bella, a voce alta e ansiosa, sveglia Caroline completamente; sgrana gli occhi e la guarda con il labbruccio tremolante, a breve sarà inconsolabile a causa del pianto. Cerco di accarezzarle dolcemente i capelli per farla calmare, le sussurro di continuo “Shhh” abbracciandola stretta, ma presto sento le lacrime bagnare la mia camicia. Mi alzo dal divano ammonendo Bella con lo sguardo e porto Caroline nella sua cameretta, sedendomi sul letto con lei ancora in braccio.
-Pulcina, ehi…non fare così. Calmati piccola…guardami… Voglio vedere i tuoi occhi bellissimi e non solo i tuoi capelli. – tira su la testa ma le sue guance colate di lacrime mi stringono il cuore. E’ sempre così quando piange, per qualsiasi motivo, mi sento male già solo quando vedo la sua espressione triste…quando piange poi mi sento inutile. –Cosa è successo?
-La mamma vuole più bene a Magot che a me! – sputa fuori in un sussurro ferito che indubbiamente ferisce anche me.
-Non è vero pulcina… Non dire così! La mamma è solo preoccupata perché la tua sorellina sta male. Se stessi male anche tu, lei sarebbe preoccupata allo stesso modo…Mi credi piccola? – scuote la testa e i suoi piccoli boccoli si muovono con lei. Sospiro forte e chiudo per un secondo gli occhi, cercando di trovare un’idea per convincere mia figlia del fatto che sua madre l’ama sempre allo stesso modo.
-La mamma…la mamma è cattiva con me! – dice ancora.
-Non è cattiva, è solo preoccupata. Se vedessi la mamma stare male…saresti preoccupata piccola? – lei annuisce confermando la mia tesi. –E se Samuel e Margot stessero male, saresti preoccupata? – lei ci pensa un secondo poi annuisce ancora, con fervore. –Ora puoi capirci tesoro? So che sei piccola…ma la mamma è solo preoccupata. Sono sicuro che non voleva alzare la voce e che adesso sarà di là, molto triste perché le manchi e si sentirà in colpa perché ti ha fatta piangere… andiamo di là con lei? – scuote la testa e le mie speranze di risolvere questo pasticcio in breve si spengono.
-Oggi…la mamma non è venuta a pendemmi all’asilo… - la guardo stupito, avevo detto a Bella che doveva andare lei, perché avevo una riunione importantissima per definire dei dettagli di un progetto e non potevo assolutamente rimandare. Era l’ultimo giorno di lavoro prima della chiusura natalizia dello studio e non potevo davvero fare in altro modo. –E’ venuto lo zio Jazz…La mamma si è dimenticata di me.
Sospiro forte nuovamente e ormai la mia testa conosce solo un unico movimento, negare silenziosamente, consapevole che se Jasper si trovava lì davanti, Bella doveva avercelo mandato.
-Pulcina…ma tu hai chiesto alla mamma perché è venuto lo zio a prenderti e non lei? – fa di no con la testa e io cerco di prenderla in contropiede e salvare mia moglie. –E allora perché non andiamo a chiederglielo adesso? Sono sicuro che c’è un motivo se non è venuta lei…andiamo a chiederglielo? Vieni con me? – annuisce ma si stringe con le manine attorno al mio collo e con le gambine attorno alla schiena, un chiaro segno che non vuole lasciarmi neppure per raggiungere il salotto. Prendo posto di nuovo al fianco di Bella sul divano, con Caroline che nasconde il volto nel mio collo. Mia moglie mi guarda con uno sguardo tristissimo, pensando di aver combinato un gran pasticcio, ed effettivamente poteva davvero essere un bel casino.
-Amore… - Bella prova a chiamare la piccola, voltandosi verso di noi e mettendo una gamba sul divano, mentre tiene salda la piccola Margot con un braccio e l’altro accarezza la schiena di Caroline. –Tesoro della mamma…ti chiedo scusa. Puoi guardarmi e farmi un sorriso? Mi dispiace di aver alzato la voce…sono solo preoccupata. Margot è così piccola e se sta male non può dirmelo…tu invece sei grande e sai parlare. Mi dispiace tanto amore mio, non volevo farti piangere. Mi perdoni? – Caroline alza gli occhi su sua madre e ci pensa su. Poi scuote la testa in segno negativo. Ancora una volta. Sto iniziando ad odiare questo movimento! A mia moglie scende una lacrima, che penso di spazzare via con dolcezza accarezzandole la guancia. Odio vedere piangere anche lei!
-Sei cattiva con me. Ti sei dimenticata di venile a pendemmi oggi!
Bella mi guarda con gli occhi sgranati e l’unica cosa che posso fare è alzare le spalle, come a volere indicare che non so cosa sia successo.
-Amore ma…c’era lo zio Jasper, non eri da sola…
-Dovevi venile tu! – afferma con più forza Caroline.
-Lo so amore, lo so! Hai ragione…ma sono andata a controllare che l’elfo di Babbo Natale avesse consegnato la tua letterina, e che avesse l’indirizzo giusto dove far portare i regali per te. E sai, con tutti i bambini che ci sono c’era tanta gente e ho fatto tardi! Pensa che ho lasciato Margot e Samuel con lo zio Emmett! – fa una faccia strana e la piccola si mette a ridere. Bella era andata a ritirare i regali per Caroline. Li avevamo ordinati, perché erano finiti nel negozio di giocattoli e per fortuna erano arrivati oggi o sarebbe stato un vero dramma. –L’elfo di Babbo Natale mi ha anche dato una caramella di zucchero, la vuoi? – Caroline scuote la testa e sorride accarezzando il piedino di sua sorella.
-Puoi dallo a Magot! Io ne ho mangiate tante…lei no! – non posso fare a meno di ridere di cuore, scuotendo la testa e accarezzando la schiena della mia piccola.
-Pulcina, la tua sorellina non può mangiare le caramelle. E’ ancora piccola. Beve solo il latte della mamma…o il biberon. – mi guarda confusa ma poi sorride e annuisce. Caroline ha proprio l’indole della sorella, sarà fantastica con i gemellini.
-Allora, mi perdoni amore mio?
-Si…pelò teniamo la calamella pe Magot? – il volto di Bella si apre in un sorriso e lascia una carezza dolce a sua figlia chiedendole ancora scusa. In quel momento Samuel inizia a piangere. Caroline scende dalle mie gambe sistemandosi sul divano di fianco alla mamma, intuendo che tocca a me andare a prendere il mio piccolo ometto.
-Ciao piccolino! Abbiamo fatto grandi dormite oggi, eh?! Hai fame? – piange, piange forte, immagino che abbia fame perché ormai ho iniziato a riconoscere i vari tipi di pianto. Cullandolo un po’ torno sul divano.
-Si avrà fame! Tieni tu la piccola? – Caroline ci guarda imbambolata e curiosa, le sorrido ma lei sembra assorta nei suoi pensieri. Prendo tra le braccia Margot e passo il piccolo Samuel a Bella che sbottona la camicia e attacca al seno il mio ometto. Caroline si fissa con lo sguardo sulla scena, un po’ come me. Ancora non mi sono abituato. E’ meraviglioso osservarla, il piccolo chiude la manina sul seno, a volte chiude gli occhi altre li tiene aperti. Bella non può disturbarlo in nessun modo, perché inizia a piangere, mentre Margot se ne frega e continua a ciucciare la sua pappa.
Quando allatta in camera da letto passo tutto il mio tempo ad osservarla, mi sono innamorato di lei altre cento volte. Il suo corpo con la gravidanza è diventato più morbido, quasi burroso e abbracciarla e accarezzarla è meraviglioso. Non ho mai sopportato quei corpi troppo magri, dove la pelle accarezza le ossa e quando posi una mano sul corpo senti la consistenza dell’osso sotto. Amo invece il corpo di Bella, il suo ventre ancora un po’ pronunciato, i fianchi leggermente tondeggianti, le cosce morbide e il seno gonfio. Lo amo ogni giorno di più. Ho cercato di farglielo capire in molti modi, lei continua a dire che non è vero, che quando si guarda allo specchio si vede grassa; io quando la guardo vedo la donna più sensuale che conosco. Non riusciamo a stare da soli da molto tempo, dovremmo accontentarci di qualche sveltina chiusi in bagno quando i gemelli e Caroline dormono, ma è sempre difficile perché pare abbiano un radar per quei momenti. Così spesso dobbiamo accontentarci di carezze approfondite sotto le lenzuola e prontamente, quando ci spingiamo un po’ più in là, quando è il momento di togliersi i vestiti ed entrare in lei, Margot e Samuel piangono.
Desidero affondare dentro mia moglie e perdermici, desidero amarla e farle capire quanto il suo corpo mi eccita, ma con i gemelli che piangono e il timore di essere beccati da Caroline è quasi impossibile. Distolgo la mente da quei pensieri o rischio di mettermi davvero in imbarazzo di fronte a mia figlia.
Caroline guarda me e poi di nuovo Bella che allatta e si acciglia. E’ la prima volta che mia moglie allatta i piccoli davanti ai suoi occhi.
-Che fai mamy?
-Quando i bambini sono piccoli, amore, bevono il latte dal seno della mamma…Sai anche i cagnolini lo fanno. Ti ricordi i cagnolini della tua amichetta Jessica? – Lei annuisce e poi guarda me curiosa e dubbiosa, sto per scoppiare a ridere immaginando i pensieri che frullano nella sua testolina.
-Tu non fai mangiare Margot e Samuel? – mi trattengo a stento dal ridere, così come Bella e muovo la testa in segno negativo. –Solo la mamy?
-Si pulcina, solo mamma! – sorride a annuisce, alle volte immagino che nella sua testa ci dia degli stupidi o che ci reputi strani! Ora mi chiedo quando ricomincerà con le domande, è troppo curiosa! La televisione funziona ancora, ma nessuno è interessato a quello che trasmette.

-Posso tenele in blaccio la mia solellina? – io e Bella ci guardiamo stupiti da quella richiesta dolce e così spontanea. Sorridiamo e annuiamo in sincrono.
-Certo pulcina, ma devi sederti in braccio mio. La tua sorellina pesa e tu hai le braccine delicate, non possiamo farla cadere… Così ti aiuto io va bene lo stesso?
-Si, voglio solo abbaccialla come fate voi con me. – Bella le fa una carezza sulla testa e le lascia un bacio dolcissimo ed io sposto il braccio con il quale tengo la piccola per permettere a Caroline di sedersi su di me.
-Allora, un braccino si deve tenere sotto la testina, perché è molto delicata e non può farsi male. Se la tieni così la proteggi. L’altro braccino si deve tenere così, la sua schiena non è forte come la tua e si muove tanto e così la tieni dritta e lei non si fa male… - le mostro e le posiziono la sua sorellina tra le braccia, voltandomi con il loro peso verso Bella, in modo che possa essere presente anche lei, in qualche modo, a quel momento. Poi, sicuro che non le possa cadere e che, nel caso, erano entrambe sul divano lascio piano le mie braccia dalla presa e l’osservo. –Senti quanto è pesante, pulcina?
-Si…Ho paula…e se cade? – l’avvolgo anche con le mie braccia e le lascio un bacio sulla testina.
-E’ per quello che non puoi tenerla in braccio da sola amore, quando sarete più grandi entrambe si, ma adesso no. Se vuoi abbracciare Samuel e Margot però puoi sempre chiedere a me o alla mamma, va bene? – lei muove in segno affermativo la testa, emozionata per quel primo vero contatto con la sua sorellina.
-E’ bellissima papà…
-E’ vero pulcina…anche tu lo sei, e sei una sorella meravigliosa. Saprai prenderti cura di loro molto bene. Ti ameranno tantissimo. Come io e la mamma ti amiamo già. – sospiro e accarezzo le sue manine, sotto le mie.
-Ora vuoi dirci cosa aveva Margot oggi? Sai se è successo qualcosa? – mormora Bella un po’ commossa dalla scena, decidendo che quello è il momento giusto per approfondire il discorso di prima. Caroline alza gli occhi distraendosi un secondo solo, poi torna a guardare la sua sorellina e a sorridere.
-Non c’ela papà. Quando non c’è papà Magot è tliste. Anche Samuel. E Anche io. Se c’è papà siamo tutti felici. – il cuore mi si stringe in una morsa dolce e Bella mi sorride teneramente, mentre io piego la testa all’indietro, cercando di non far scendere le lacrime.
-Lo penso anche io tesoro mio… - dice Bella allungando una mano e accarezzando il piedino di Caroline.
-Pulcina…lo sai che ti amo tanto tanto tanto tanto tanto? – le sussurro nell’orecchio, come se fosse un segreto, ma in realtà sono solo allo stremo della mia resistenza. Riescono a farmi emozionare sempre, ogni giorno di questa nuova vita, mi batte forte il cuore ogni volta che mi chiama papà, o che sale sul lettone e si stringe a me, o quando mi abbraccia e mi dice che mi vuole bene. Trattengo a stento le lacrime, ogni volta. Mi guarda dolcemente e si allunga per darmi un bacio sulla guancia.
-Sei il migliole papà del mondo. E ti voglio tantissimissimissimo bene!

~ ~ ~ ~

Quel pomeriggio non c’era nulla di più che volevo se non restare su quel divano, la mia famiglia attorno a me e due dei miei tesori più grandi tra le braccia. Amavo Caroline con tutto me stesso, era mia figlia esattamente come lo erano Margot e Samuel e cercavo di farglielo capire sempre, di ricordarle che ci eravamo scelti e che quel giorno del campeggio era ancora chiuso nel mio cuore, come il ricordo più prezioso che possedevo.

Bella si occupò di preparare Caroline per la cena con la mia famiglia, io sistemai i gemelli nella carrozzina prima di infilarmi sotto la doccia per una rinfrescata veloce.
Dopo poco eravamo già in macchina, Caroline sul seggiolone osservava i gemelli dormire al suo fianco nelle cullette.
-Mamy, anche io quando elo piccola stavo semple nella…nella callozzina?
-Certo amore, sempre! – si ferma un attimo per raccogliere i pensieri e poi ridacchia tra sé. -Pensa che una volta io e zia Alice eravamo andate al centro commerciale per comprare un regalo a nonna Esme e tu piangevi e piangevi, non smettevi mai di lamentarti… così la zia Alice ti prese in braccio cercando di calmarti mentre io pagavo al negozio. Era così impegnata a farti smettere di piangere che si è dimenticata la carrozzina nel negozio e la commessa ci è corsa dietro per tutto il centro commerciale! – ride mentre racconta l’episodio con mia sorella. Sì, è esattamente da lei fare una cosa del genere! Mi trovo a sorridere, senza sapere il motivo, ma tanto non importa, ultimamente mi trovo sempre con il sorriso sulle labbra senza sapere il perché.

Al momento in cui arrivai a casa di Alice, dove si sarebbe tenuta la cena della Vigilia, la porta si aprì in gran fretta e mia zia uscì di casa in velocità, insieme a Carlisle per raggiungere la nostra auto. Ancora prima di poter tirare via la cintura e scendere, i gemelli erano dentro casa, solo con la parte alta della carrozzina e le ruote ancora in baule, mentre Bella faceva scendere Caroline dal seggiolone.
-Pulcina, ricordati sempre che i nonni ti amano tantissimo e che sono presi a fare le coccole ai tuoi fratellini perché è come se per loro fossero dei giocattoli nuovi. – cercai di spiegare alla mia principessa mentre lei guardava a terra con sguardo deluso. Avevo capito subito quanto ci fosse rimasta male che i nonni, o almeno quelli che per lei erano sempre stati dei nonni, non l’avevano degnata di uno sguardo e si fossero preoccupati solo dei gemelli.
-Ogni volta che siamo qui… gli zii fanno le coccole a Magot e Samuel e io gioco con le mie bambole e sono semple da sola… - vidi la boccuccia chiudersi e tremare e mi si strinse il cuore. Mi accucciai fino alla sua altezza, le porsi la mano che lei prese subito e con l’altra le tirai su delicatamente il volto fino a guardarla negli occhi.
-Ti prometto che oggi starò sempre con te pulcina, sempre. Margot e Samuel hanno già tante persone che giocano con loro…oggi ce ne stiamo io e te, che ne dici?! – fece solo un debole segno del capo e mi seguì dentro casa mentre Bella procedeva dietro di noi con lo scheletro delle carrozzine.
Emmett, Rosalie, i miei zii e Jasper erano tutti attorno ai due fagottini che dormivano beatamente nelle loro cullette. Bisbigliavano piano, facendo commenti carichi di zucchero e mielosi, un po’ come quando mi trovo da solo nei miei pensieri e li guardo dormire in camera da letto. Caroline lascia la mia mano, improvvisamente, e toglie il cappotto appoggiandolo delicatamente sulla poltrona, mi perdo a guardare i suoi boccoli che si agitano mentre lei si siede e prende posto a fianco al suo cappotto, giocando con le due bambole che si è portata da casa. Bella è già in cucina ad aiutare Alice con il cibo e mi accorgo davvero delle sensazioni di Caroline guardando tutto da una prospettiva esterna. L’hanno davvero ignorata. Non le hanno dato un bacio, né una carezza sui capelli, neppure un saluto sorridente e allegro; se ne stanno tutti lì, attorno ai due fagotti che dormono, bisbigliando come comari.
Passo il mio tempo, prima del pranzo, a far muovere e parlare una delle due bambole, gioco con Caroline, cercando di ignorare la fitta al petto che sento irrimediabilmente trafiggermi. Vedere il suo visino così triste e così abbattuto mi fa star male. Il momento del pranzo è il più tragico. Credo che Bella si sia accorta di ciò che succede a sua figlia, per quello ha deciso di posizionarla tra me e lei, e non al suo solito posto di fianco alla zia Alice, mentre mangia. Ma la mia principessa non mangia neppure una forchettata di tutte le pietanze che mia zia e mia sorella si sono impegnate a cucinare, giocherella con la forchetta sul piatto, con il musetto triste e fa passare la fame anche a me.
-Ehi principessa, che ne dici se andiamo sul divano a guardare qualche cartone animato prima della messa? Anche io non ho fame… - le dico accarezzandole i boccoli leggeri sulla testolina. Annuisce mesta e scende dalla sedia precedendomi. Bella mi ringrazia silenziosamente e tutti si domandano curiosi il perché di quell’ammutinamento.
Sistemo Caroline sulle mie gambe ed accendo la tv. La sera della vigilia, per fortuna, fanno un mare di cartoni animati e questa sera abbiamo raperonzolo.
A metà del cartone ancora non ha detto una parola, cosa strana per la mia piccola, ma appena mi volto per vedere cosa c’è che non va noto che ha due lacrimoni che scendono lungo le guance.
-Ehi pulcina…che succede?
-Voglio andale a casa… mi polti a casa papi? – mi volto a guardare Bella, che se ne sta seduta al tavolo e ci guarda lanciandoci brevi occhiate. Quando i nostri occhi si incontrano so già che ha capito, sospira e prende un piatto con lo sformato di pasta portandolo verso di noi.
-Che fate qui da soli? Non vi va di mangiare lo sformato che adorate? – Caroline scuote la testa, nascondendo il volto sul mio petto e dando le spalle alla televisione. –Amore…devi mangiare qualcosa, fallo per me e per papà, poi andiamo a casa… va bene?
La bimba muove di nuovo la testa in senso negativo ed io sospiro forte.
-Ho capito! Tu hai voglia di dolci… vero?! Allora sai che facciamo? Andiamo in cucina e ci tagliamo una bella fetta della torta che ho portato da casa…va bene pulcina?! – Bella cerca di salvare quello che rimane della cena, senza troppo successo. Caroline scuote ancora la testa e non ci vedo via di uscita.
-Amore di mamma, puoi spiegarmi cosa succede?
-Sono semple sola, voglio andale a casa. Qui non mi vuole bene nessuno… - dice con il labbro tremulo mentre si strofina gli occhi con i pugni chiusi. Vedo Bella sgranare gli occhi e voltarsi verso la nostra famiglia, tutti impegnati ad osservarci in silenzio, mentre Esme coccola Samuel e Rosalie si bea dei sorrisi di Margot. Si volta verso di me, accarezzando i capelli a sua figlia e mi sorride dolcemente scuotendo la testa, come se fossi io quello scemo della famiglia, che non ha capito nulla.
-Tesoro di mamma, ascoltami bene… tutti ti vogliono bene, te ne vogliono tantissimo. Devi capire però che Margot e Samuel sono due bambini piccoli e gli zii e i nonni trovano divertente giocare con loro… - si stanno facendo dei discorsi assurdi, la sera di Natale poi, che si dovrebbe passare in allegria e serenità. Tenta anche lei con un approccio pragmatico, ma non si rende conto che quello che dice Caroline ha un fondo di verità. Abbiamo tentato di non farla sentire esclusa, ma se gli zii e i nonni pensano a farle sentire e notare le preferenze verso i suoi fratelli, come vivrà questo rapporto? Male, malissimo.
Alzo le spalle, la bimba farà fatica a capire queste cose, e io non so come aiutarla ora. Dobbiamo parlarne insieme agli altri, ma questo non è il momento.
Quando poche ore più tardi torniamo dalla messa di mezzanotte, faticando a tenere con noi Caroline senza farla scoppiare in un pianto profondo, ed è il momento di scartare i regali, Caroline sale in braccio a me e si stringe forte forte.
-Amore di mamma, vieni…vieni accanto all’albero…ci sono molti regali per te! – Bella cerca di spronarla ma la principessa non si schioda dalle mie braccia. Mi sento un po’ stanco e quindi prendo posto sul divano per guardare la scena e tenere al sicuro la piccola.
-Non vieni ad aprire i regali? – le chiede Esme guardandola confusa. Caroline scuote la testa e le volta le spalle. –Ma cosa le succede? – chiede a bassa voce rivolta a Bella, che si trova di fianco all’albero come lei.
-E’ arrabbiata perché crede che non le vogliate più bene, dato che date sempre attenzione a Margot e Samuel e neppure la degnate di uno sguardo. Stasera quando siamo arrivati non vi siete preoccupati di salutarla, darle un bacio o una carezza…e questo a mio avviso è gravissimo. Fatichiamo molto, io ed Edward, per farle sentire il nostro affetto e che nulla è cambiato anche se ci sono due presenze in più e voi invece… la fate sentire esclusa e lei ci sta male. Non è stupida, capisce e anche se all’inizio non vi faceva notare nulla, adesso ne soffre. So che per voi non è una vera nipote e che probabilmente non vi interessa più di tanto… ma per lei siete l’unica famiglia che ha conosciuto e non ne conosce altre. Vi pregherei di essere meno scostanti e più partecipativi anche con lei, più affettuosi… ha bisogno delle stesse attenzioni che riservate ai gemelli, forse di più. – si allontana dopo il suo discorso e ci raggiunge sul divano, coccolando sua figlia con dei baci sulla testa e delle carezze.
Il silenzio che segue è quasi imbarazzante.
Fino a quando non compare davanti ai miei occhi un pacco grande, tutto colorato di rosso ed oro e dietro ad esso Alice se ne sta inginocchiata.
-Ehi piccola, ti volti a farmi un sorriso? Ho una cosa tutta per te… - mia figlia scuote la testa e allora mia sorella si avvicina tirandole piano un ricciolino. –Sto parlando con te! Vuoi che continuo a tirarti i capelli per farmi dare retta? Ti ricordi quando eri più piccolina e tiravi i capelli a me e a zia Rose quando non ti ascoltavamo?! – Caroline ridacchia sul mio collo. –Allora se non ti giri il pacco enorme che ho tra le mani lo regalo alla tua mamma… va bene?! – Caroline si gira di scatto, saltando sulla mia pancia e procurandomi un piccolo dolore, ma niente può contro la soddisfazione e la serenità nel vedere il sorriso sul volto.
-E’ pel me?
-Si…tutto per te. Aprilo! – lo scarta direttamente dalle mani della zia e quando si trova la scatola di fronte gridacchia. –E’ l’armadio dei vestiti delle bambole. Babbo Natale sapeva che ne volevi uno uguale come quello mio e te l’ha portato…bello vero? – scende dalle mie gambe e si lancia su mia sorella ringraziandola. Alice è l’unica che forse non le ha mai fatto sentire il distacco così come gli altri, e la ringrazierò sempre per questo. –Vieni con me sotto l’albero ad aprire tutti i regali? Che ne dici…? – Caroline mi guarda e poi guarda Bella e si avvicina.
-Con voi… - ci porge le mani e ci alziamo trainati da lei.
Quando siamo vicini ai pacchetti regali Esme si abbassa a livello della principessa e la prende tra le braccia.
-Piccola, scusaci! – mia zia si commuove mentre chiede scusa ad una bambina così piccola, rendendosi conto di quanto è stata male per il loro comportamento. –Noi ti vogliamo bene, ti amiamo tanto. Tanto tanto. Davvero! E’ solo che Margot e Samuel sono così piccoli e…
-Anche quando eri piccola tu, così piccola io e nonna Esme passavamo ogni minuto possibile a coccolarti, sai? La mamma ti portava qui e passavamo ore a guardarti dormire. E’ una cosa normale… capita sempre quando nasce un bambino nuovo in famiglia. Ma non per questo noi non ti vogliamo più bene…
-Te ne vogliamo tanto piccola, tantissimo… sempre! Ci perdoni? – Tra le parole di Esme e quelle di Carlisle mi sono commosso pure io. Caroline si volta a guardarmi dubbiosa, ma vedo già il luccichio nei suoi occhi, è intelligente come poche bimbe. Annuisco solo e lei si getta al collo di Esme stringendola forte.
-Vi peddono tutti! Pelò adesso legali! Legali!

Molte ore più tardi, dopo aver preparato una tazza di latte caldo a Caroline, contornata di una bella fetta doppia di torta e del buon miele, una favola lunga perché non riusciva a dormire e dopo aver cambiato i gemelli, finalmente riesco a stendermi a letto. Il tempo di mettermi sotto le coperte e il telefono vibra sul comodino.

“Raggiungimi. B”

E’ entrata in bagno qualche minuto fa, dopo aver rimboccato le coperte a Caroline e lavato la tazza e i biberon dei piccoli. Non volevo disturbarla, anche se l’idea di infilarmi sotto la doccia con lei era chiaramente allettante. Do un’occhiata ai gemelli e, preso il piccolo trasmettitore per portarlo con me, mi dirigo da Bella. Il bagno è avvolto dal vapore e la luce tenue di una abat-jour posizionata sul pavimento sotto il lavandino rende tutto magico.
-Niente candele, mi dispiace! – mi volto verso la voce di mia moglie, immersa fino al collo nell’acqua bollente della vasca. Mi sorride maliziosa e non posso fare a meno che ricambiare.
-Non ho bisogno delle candele per quello che ho in mente… sei una visione meravigliosa! – arrossisce, nonostante tutto il tempo passato insieme, nonostante i momenti di passione sfrenata che ci sono stati dalla nostra prima volta, nonostante sia mia moglie. Fa uscire la mano dall’acqua e con l’indice mi invita a raggiungerla. Tolgo la maglietta e i pantaloni in gran fretta, facendo seguire anche i boxer e le calze. Entro con i piedi nell’acqua calda e prima che possa fare un altro movimento mi ferma.
-Siediti sul bordo, lì dove c’è l’asciugamano. – Dietro di me, in effetti, è posizionato sul bordo di ceramica un asciugamano, piegato con cura. Seguo le sue direttive e nel momento in cui prendo posto lei si muove, mettendosi a gattoni tra le mie gambe. A quanto pare le candele non servono neppure a lei, per scaldare l’atmosfera.
-Dio come sei bella! – i capelli raccolti sulla nuca, con qualche ciuffo che scivola dalla pinza ora bagnato, le accarezzano il collo dolcemente, proprio come vorrei fare io. Le spalle chiare e il seno luccicanti per le gocce di acqua sulla pelle, il volto arrossato, è un insieme meraviglioso.
Si avvicina ancora di più in ginocchio, accarezzandomi le gambe partendo dalla caviglia, sale, sale, ancora di più. Quando raggiunge il mio bacino si ferma, disegnando con le unghie piccole scie che arrivano fino al mio membro. Mi sento già su di giri. Il suo dito passa lentamente sulla mia lunghezza, con l’unghia mi fa venire i brividi e l’espressione serena e concentrata del suo viso, con il luccichio malizioso negli occhi mi fanno desiderare di prenderla e sbatterla al muro per scoparla fino a domani. E invece sto al suo gioco, alla sua tortura, alle sue mani che lente compiono un movimento prima verso l’alto e poi verso il basso, le sue mani calde, la sua pelle morbida, gli occhi che alternano da guardare il mio sesso e i miei occhi. Non so quanto resisterò prima di afferrarle la testa per sentire la sua bocca avvolgermi. Apro la bocca e gemo piano, non ho intenzione di svegliare i piccoli che dormono e interrompere tutto il programma che mia moglie ha in testa.
Si avvicina ancora di più, sempre di più, la sua bocca bacia le mie cosce e le ossa del bacino, mentre una delle sue mani stimola i testicoli e l’altra aumenta il movimento.
-Ti piace? – mormora tra un bacio e l’altro. Non è mai stata così insicura, probabilmente è ancora colpa della convinzione che non sia poi così eccitante con le sue forme. Devo trovare il modo di farglielo capire una volta per tutte. Non posso gemere forte, non posso parlare perché non ho il controllo di niente. Annuisco solo, incapace di fare di più.
-Ti piace? – domanda ancora una volta, ma senza aspettare la mia risposta la sua bocca si chiude attorno alla punta del mio membro. Sbatto la testa all’indietro, sul muretto che divide la vasca dal resto del bagno e mi sento pervadere da un piacere immenso. La sua bocca, quanto mi era mancata! Scende piano a inghiottirmi tutto, risalendo lentamente. Ripete il movimento mentre le dita stuzzicano ancora i testicoli e l’altra mano copre la parte di me dove la sua bocca non arriva.
E’ inevitabile farmi scappare un gemito di pura goduria, inevitabile perché le sensazioni che sto provando non le controllo più e mi sento in paradiso.
Gli occhi aperti a guardare la Venere che mi sta tra le gambe e che succhia, succhia facendomi tremare e rabbrividire. I pensieri completamente evaporati, le mani a stringere il bordo della vasca.
-Ti prego… - mi lascio sfuggire a voce mozzata.
Mi guarda, confusa, mentre aumenta il ritmo dei suoi movimenti e piano la lingua si intrufola a stimolare quel piccolo pezzetto di pelle che sa farmi morire. Gemo, quando vorrei gridare. Stringo il bordo della vasca, quando vorrei afferrarle la testa e piegarla al mio volere.
-Ti prego Bella… - dico ancora in un sussurro roco.
Non so neppure io cosa voglio, figuriamoci se lo può sapere lei.
Stacca la mano dalle mie palle per raggiungere la mia sul bordo della vasca, se la posiziona sul collo e mi lancia un’occhiata eloquente.
-Ti farei male piccola… continua tu… - cerco di controllarmi e le accarezzo dolcemente la pelle morbida del collo, ma quando rallenta i movimenti, facendomi impazzire, cedo. Inizio a darle il ritmo spingendo la tua testa su di me, veloce, forte, alzando anche il bacino per andarle incontro. Sento le pareti della sua gola accogliermi e mi manda in bestia. Aumento ancora di più il ritmo, grugnendo e mischiando parole incomprensibili, mentre le sue unghie si conficcano nella carne delle mie cosce.
-Bella… Bella… Bella… - non resisto più, mi lascio andare, chiudo gli occhi e getto la testa all’indietro cercando di aprire la bocca e soffiare fuori tutta l’aria, silenziosamente, mentre il bacino si muove in sincrono nelle ultime spinte nella bocca di mia moglie e lei mi accoglie, ingoiando il mio seme e rendendomi l’uomo più felice al mondo.
Le accarezzo la testa mentre mi riprendo e lei si appoggia alle mie gambe, immergendosi un po’ in acqua per scaldarsi. Scivolo trascinandola sul mio petto e l’abbraccio stretta.
Nel silenzio di quella camera non passa molto tempo prima di riprendere coscienza del momento, la sua mano si intreccia alla mia, scendendo lungo il suo corpo e guidandomi tra le sue gambe. Con i pensieri ancora un po’ annebbiati mi faccio guidare, muovo le dita sulla sua femminilità, bagnandomi dei suoi umori. La accarezzo, muovo piano le dita, dolcemente, a ritmo costante e quando raggiungo il suo piccolo fascio di nervi porto l’altra mano sul suo seno, massaggiandolo piano ed ottenendo piccoli gemiti sussurrati. Bella non è molto silenziosa, so che potrebbe svegliare i piccoli e rovinarci la festa. Quando aumento il ritmo delle dita sul clitoride salgo con la mano a spostarle il volto in modo che possa baciarla. Sarà veloce, voglio farla venire velocemente, sento già i brividi sul suo corpo e le sue gambe che tremano; poi voglio perdermi in lei, spingere, spingere fino a quando non mi implora di smettere, fino a quando le gambe reggono.
La bacio, le lingue si mescolano insieme, sento il mio sapore sulla sua lingua e al solo pensiero di ciò che è accaduto poco fa mi torna duro. Succhio la sua lingua, ci gioco, mordo le sue labbra e quando premo più forte e muovo in circolo le dita velocemente, le sue mani si stringono sulle mie spalle ed io soffoco i gemiti del suo orgasmo con la mia bocca.
Non le do il tempo di riprendersi, la giro e la faccio mettere a cavalcioni su di me, entrando in lei con una sola spinta e tenendo una mano sulla sua bocca. Appoggio la testa indietro, dove c’è ancora l’asciugamano, ormai bagnato, che mi ripara dal bordo della vasca. Lei si muove, cavalcandomi, e gettando la testa indietro sento che cavalca anche le sensazioni dell’orgasmo di prima. l’avvicino al mio volto e con i denti mordo la pelle dal collo al seno, fino a succhiare dolcemente uno dei due capezzoli. Il sapore del latte mi invade la bocca e devo staccarmi per riprendere fiato per le sensazioni provate. Alzo le gambe e lei si appoggia salendo e scendendo sempre di più su di me e mentre le mie mani si chiudono sui suoi fianchi per darle il ritmo lei si chiude la bocca con le sue e getta indietro la testa sconvolta da un altro orgasmo. La osservo, perdendomi nei suoi occhi chiusi, nei capelli sempre più bagnati, nel volto arrossato. Cercando di non scivolare la tengo stretta a me ed esco dalla vasca, il tappeto mi permette di non scivolare troppo e il muro dietro di lei, dove ci sono gli accappatoi attaccati, è la superficie più vicina che voglio sperimentare. La sua schiena tocca al stoffa dell’accappatoio mentre io spingo, e spingo, e spingo sempre più forte. La testa abbandonata sul muro, mentre la impalo con forza e mi perdo dentro di lei. Le sue gambe si stringono attorno alla mia vita, le dita passano tra i capelli, gli occhi lucidi di piacere, la pelle brillante per le gocce d’acqua rimaste addosso, che scivolano via a causa delle mie spinte forti e la sua vagina che si stringe attorno a me ancora una volta. Le stringo il sedere, le mie dita pare vogliano strapparglielo via dalla forza che uso, e lei esplode attorno a me. Non riusciamo a trattenerci, i gemiti ormai non sono più sussurrati, la passione è scoppiata e non ci ferma più nessuno, fino a quando entrambi non siamo pienamente soddisfatti.
La faccio scendere, i suoi piedi toccano terra, la tengo per il bacino perché è instabile e le gambe le tremano, ma non ho intenzione di farmi scoraggiare da questo; ho abbastanza forza ed energia per entrambi. Il grande specchio a mezza parete del bagno ci permette di guardarci. Quando lo vidi per la prima volta impazzì del tutto, volevo assolutamente provarlo, dimenticandomene ogni volta. Adesso invece…avevo tutta l’intenzione di sperimentarlo. La guidai, girandola verso il muro, mi da le spalle; il suo sedere morbido mi tocca il bacino e non posso fare a meno di osservarlo e desiderare di averla ancora e ancora e ancora. Mi piego su di lei sussurrandole “Guarda lo specchio” e con lentezza, mentre lei volta il viso verso destra, entro dentro di lei. Osservo i nostri corpi riflessi sullo specchio, si muovono, io mi muovo e le sensazioni sono amplificate quando le dita della mano sinistra di Bella si intrecciano alle mie sul muro, le nostre fedi si scontrano facendo un lieve rumore. La guardo, il volto rosso e acceso per il piacere, le gambe che tremano e il seno che sbatte sul muro freddo per le mie spinte. La sua mano appoggiata al muro per tenersi e la bocca aperta in un’espressione di pura estasi.
Non resisto. La vista di noi due così, il mio membro che entra dentro di lei e i suoi capezzoli duri che sfregano sul muro mi esalta. Sento montare l’orgasmo e non ho intenzione di fermarmi questa volta. Il baby-phone non suona, Caroline non è ancora entrata in camera ed io ho tutta l’intenzione di godere come mai prima. Aumento le spinte, più a fondo, più veloci, gli occhi di Bella non riescono a stare aperti ma li forza per guardarci nello specchio. Guardarla così mi fa venire voglia di osservarla per ore in preda al piacere, vorrei guardarla e guardarla e guar… Mi è venuta un’idea. Esco da lei, velocemente la giro e la bacio.
-Mi ami? – le chiedo sorridendo. Lei mi scocca un’occhiataccia contraddetta. –Allora rendimi felice… - Annuisce confusa, con il fiatone. Mi avvicino allo specchio tenendola per mano, mi inginocchio invitandola a fare lo stesso, la posiziono davanti a me, il volto rivolto allo specchio. La faccio sedere sul mio membro, la sensazione di esserle dentro, ancora una volta, è sempre magica. Con una mano le apro le ginocchia, in modo che il suo sesso sia quasi visibile nell’immagine riflessa… Geme, è erotismo allo stato puro.
Le posiziono le mani sul bacino, iniziando a muovermi, mentre lei ci guarda allo specchio. Sto già per venire così, non oso immaginare quando le chiederò di rendermi contento.
Le bacio il collo, la mordo e arrivo al suo orecchio. “Toccati. Toccati per me. Toccati guardandoci nello specchio.” Sgrana gli occhi ma la sua mano scende sul suo corpo, fino a raggiungere il suo sesso tra le gambe e le dita iniziano a muoversi. Fatico a tenere il ritmo delle mie spinte, sono rapito dalla scena, sono eccitato all’inverosimile e sento i fuochi d’artificio scoppiare.
-Dio come sei bella. Come sei sexy… Guardati… Guardati! – geme, e i movimenti delle sue dita si fanno più veloci. –Guai se dici ancora una volta che non sei bella, o che sei grassa o che non sei attraente. Sei così…sei così dannatamente… perfetta! – grugnisco, ormai al limite.
-Spingi Edward! Spingi! – non me lo faccio ripetere due volte, muovo il bacino in alto, muovendo anche il suo corpo velocemente, le sue dita continuano a stimolarsi mentre i miei occhi si annebbiano sulla scena di fronte a me. Il suo corpo trema, sussulta, le sue pareti si stringono attorno a me ed io esplodo dentro di lei, riempiendola del mio seme caldo.
Si appoggia al mio petto, io con la testa mi appoggio alla sua spalla. Tiro un enorme sospiro e… dal baby-phone inizia un lamento.
-Vado io… - dico alzandomi, ma il secondo lamento arriva in un batter d’occhio e Bella ridacchia. Ci vestiamo degli accappatoi in gran fretta, lavandoci entrambi le mani e raggiungendo le culle.
Con i piccoli in braccio ci stendiamo sul letto, sotto le coperte, Bella allatta Margot mentre Samuel si perde a giocare con il mio dito.
-Mamy, papi…- Caroline entra dalla porta con il suo passetto strascicato e strofinandosi gli occhietti chiusi dal sonno. –Ho sentito piangele Magot e Samuel…
-Si, hanno fame…e tu come mai sei sveglia? – chiedo dolcemente.
-Mi hanno svegliata…posso dolmile con voi? – guardo Bella maliziosamente, abbiamo avuto fortuna stasera.
-Certo pulcina, salta su! – le faccio posto in mezzo a noi e appoggia la testa sul mio braccio.
-Ti amo Edward. – sussurra mia moglie sorridendo.
-Ti amo Bella, e Buon Natale.



Il calore della stanza si propaga sui loro corpi raffreddati dal pavimento, gli accappatoi rendono i movimenti difficili, ma le coperte li scaldano. Hanno ancora nel corpo le emozioni di pochi istanti prima, il tremore delle gambe e i brividi sulla pelle per il piacere provato. I loro tesori più grandi sul letto, protetti e amati. Una famiglia splendida si stringe in un abbraccio caloroso e unito la sera di Natale, il sorriso e la serenità sui loro volti è forse il miglior augurio e regalo di sempre… un inaspettato, quanto meraviglioso, regalo di Natale è in arrivo, anche se nessuno dei cinque ne è ancora a conoscenza!




The End