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Daddy
Edward pov.
-Mamy…Mamy… - come spesso accade la piccola Caroline viene a
darci il suo buongiorno speciale direttamente in camera da letto. Solitamente
sale sul lettone, e comincia a dare bacini ad entrambi, stamattina invece è dal
lato in cui dorme Bella e cerca di parlare piano. La mia futura moglie però non
si sveglia. Mi viene da ridere perché solitamente è sempre sull’attenti e
vigile, ogni più piccolo rumore lo percepisce e si sveglia, classica mamma
insomma. Stanotte, però, abbiamo fatto i birbanti, giocando fino a tardi su
questo magnifico letto matrimoniale, e non credo abbia realmente voglia di
alzarsi così presto. –Mamy…mamy svelliati… - sorrido, nascosto dai capelli di Bella,
se stamattina la puffetta ha deciso di non salire sul letto gigantesco con noi
e di svegliare solo la sua mamma, credo c’entri con il fatto che è la festa del
papà. Sono giorni che Bella cerca di spiegarle questa festa, per lei totalmente
nuova, ed è da quando ha capito finalmente come funziona, cioè due giorni fa,
che non fa altro che chiedere quando sarà la festa del papà! Oggi per lei…è
tutto nuovo! Allunga un braccino e scuote la fantastica donna tra le mie
braccia che comincia a dare segni di risveglio. –Uff mamy…velote! Svelliati! –
davvero faccio una grandissima fatica a non ridacchiare.
-Ehi amore…che succede? Stai male? Un brutto sogno?
-Shhhh…non svelliare papà! Fattiamo la colatione pe lui?!
Pel favoe… - sento la sua vocina bassa, bassa e mielosa che usa quando vuole
ottenere qualcosa e scoppierei a ridere se non volessi godermi tutte le
attenzioni di questa giornata. Mi sono preso addirittura un giorno di ferie, ma
questo non l’ho detto a nessuno.
-Certo piccola…tu vai in cucina intanto, ti raggiungo senza
svegliare papà! – i piedini scalzi e scalpitanti del mostriciattolo escono
dalla stanza e Bella si gira nelle mie braccia. –Ora puoi aprire gli occhi, furfante!
– sorrido guardandola. E’ meravigliosamente bella anche di prima mattina, mi
chino sulle sue labbra. Come ogni volta ci lasciamo trasportare, è come se
fossimo solo noi due, a recuperare tutti gli anni persi. I nostri baci sono
sempre così profondi, intensi, ogni tanto qualche piccolo sfioramento in
pubblico, ma in privato è tutto fuoco che arde. Le nostre mani ci mettono poco
per trovare la via dei punti sensibili, le mie dita giocano con i suoi
capezzoli, le sue con i miei fianchi, graffiandoli. Per fortuna riprende il
controllo della situazione, prima che ci sfugga di mano e ci chiudiamo in
camera dando un dispiacere a Caroline. –Amore…vado di là a vedere cosa combina
Caroline…tu stai qui e continua a fingere di dormire…
-Non ho intenzione di alzarmi da questo letto! – le dico
malizioso. Lei si alza ed infilandosi la mia camicia del giorno prima ed i
calzini esce, chiudendo la porta dietro di sé. Mi stendo sul letto rivolto al
soffitto e chiudo gli occhi con un sorriso enorme sul volto.
Anche Natale è passato.
Siamo rimasti a Firenze per le vacanze, ho lavorato molto
duro e in fretta per prendermi qualche giorno e fare visitare la città alle mie
due meravigliose donne.
Sono stati giorni fantastici e pieni di allegria.
Caroline non voleva dormire in camera da sola, mi
abbracciava così stretta la notte che avevo paura si facesse male alle
braccine, ma potevo capirla benissimo. Se io, adulto e cosciente, avevo
faticato a stare lontano da loro tutto quel tempo, chissà come aveva vissuto la
distanza la piccola.
L’ho riempita di regali, non mi importava che Bella
sbuffasse e dicesse che la viziavo…volevo solo coccolarla un po’. Volevo essere
un padre buono, generoso, affettuoso, attento, presente. Ci stavo lavorando.
Per quello ho accettato di buon grado la loro conversione
dei biglietti per fine gennaio, non volevo separarmene più. Volevo che Caroline
capisse davvero che non avevo intenzione di allontanarmi da loro ancora una
volta, e che desideravo con tutto me stesso stare con lei sempre. Bella mi ha
spiegato che probabilmente la bambina è così attaccata a me perché mi vede come
unica figura maschile nella sua vita, l’unico che possa assomigliare davvero a
un papà. Abbiamo discusso su questo punto molte sere. Alla fine le ho detto che
voglio realmente essere il papà di Caroline, a tutti gli effetti, che voglio
poterle dare il mio cognome, che voglio accompagnarla a scuola e firmare le
carte con lei. Bella si è messa a piangere, commossa, l’ho stretta forte tra le
mie braccia e le ho detto quanto la amo.
Ho capito, da subito, quale fortuna mi è stata donata dalla
vita, quale meravigliosa e speciale occasione mi hanno concesso. Non ho
intenzione di sprecarla, non voglio assolutamente farmi scivolare dalle mani
questo enorme tesoro. Caroline è una bimba stupenda, che ha tanto affetto da
dare, che quando apre il cuore a qualcuno lo fa con una passione e un’energia
travolgenti, esattamente come la madre; quando mi guarda con gli occhioni
sgranati perché le dico qualcosa di nuovo ed ho tutta la sua attenzione, mi
sento al centro del suo mondo e quando sorride o ride per qualcosa che dico o
faccio, mi si riscalda il cuore in modo potentissimo, come se ci fosse un
incendio dentro di me.
Sono davvero contento di quello che ho. Di avere Bella. Di
avere Caroline. Le proteggerò tutta la vita, le farò sentire bellissime, amate,
sicure. E’ una promessa che mi sono fatto e che intendo mantenere per tutta la
vita. Anche se ci sono delle difficoltà.
Quando siamo tornati in America, sembrava il delirio.
Per settimane intere non mi sono staccato dal nuovo ufficio
neppure nella pausa pranzo, ma cercavo sempre di tornare a casa alle quattro e
mezzo. Accompagnavo Caroline a fare una passeggiatina e poi giocavamo sul
tappeto di casa di Bella finché non era orario di cena. Non voglio essere un
padre assente e incentrato solo sul lavoro. Voglio prendermi cura delle mie
donne, della casa assieme alla mia futura moglie, della spesa, delle bollette.
Voglio tutto questo e di più.
Quanti cambiamenti nella mia vita ultimamente.
Ho una futura moglie, anche se non le ho fatto la proposta
con tanto di cena romantica, candele, fiori e notte in albergo da soli a
testare la durata delle mie prestazioni!
Ho una figlia, che amo moltissimo e che mi ama tanto, anche
se non l’ho concepita io. Convivo insieme a queste due piccole pesti
meravigliose, che ogni mattina mi fanno desiderare di continuare questa vita
complessa ma emozionante allo stesso tempo. Sto portando avanti i lavori per
finire la casa che i miei zii hanno scelto per me, nella quale non vedo l’ora
di entrare con la mia nuova famiglia. E sto mettendo in piedi uno studio di
architettura dalle basi, il che mi porta via energie e tempo.
Eppure…non cambierei la mia vita con niente al mondo.
E poi…c’è l’ultimo tassello che sta solo nei miei pensieri
ora.
Desidero avere un altro figlio. Oltre a Caroline che
considero mia a tutti gli effetti, anche se forse non ne ho i diritti. Ma
l’amo, da morire, e questo basta. L’idea di un altro figlio pullula i miei pensieri
da qualche settimana, fresca, fresca!
Sarebbe un momento sbagliato, caotico, troppe
responsabilità, troppe energie spese a far quadrare tutto…ma….Dio! Un bambino!
Voglio cullarlo la notte quando si sveglia, cambiargli il
pannolino, fargli il bagnetto, tenerlo tra le braccia e sentirmi importante.
Voglio proteggerlo, avere la sensazione di essere un gigante rispetto a quella
piccola meraviglia che sta nelle mie braccia.
Un figlio da crescere, un figlio che è frutto dell’amore che
provo per Bella.
Ma a lei non ne ho mai parlato, non abbiamo mai affrontato
l’argomento.
Credo che nella sua vita ci siano così tante rivoluzioni
ultimamente, che non gradirebbe di certo una gravidanza. In più, temo abbia
paura che succeda come in passato e non voglio assolutamente che si senta sola,
che abbia paura di essere abbandonata. La amo. La amo talmente tanto che sono
disposto a fare qualsiasi cosa per lei.
E aspetterò.
Arriverà il momento in cui si sentirà pronta, e la notizia
di una gravidanza la renderà così felice che si alzerà dal letto sorridendo,
nonostante le nausee. Magari è un sogno, chissà. Però è un sogno talmente bello
che non ho intenzione di rinunciarvi.
Sento i passetti di Caroline, che collidono con il ritmo dei
passi di Bella, avvicinarsi alla camera da letto. Sorrido tra me e me, prima di
riassumere una posizione composta e fintamente addormentato. La porta si apre
con un lieve cigolio.
-Piccola, appoggia il vassoio sul comodino, brava…così… -
sussurrano così piano che faccio fatica anche da sveglio a sentirle. –Ora sali
piano sul letto e sveglia papà…io tengo il caffè intanto…
-Papà…!! – mi accarezza piano un braccio. Amore mio, se
fossi addormentato non ti sentirei talmente sei delicata. –Papà…svelliati! –
muovo un braccio facendo capire che mi sto svegliando, ma poi faccio finta di
russare. Sento la risatina di Bella, anche se cerca di camuffarla in qualche
modo. –Papà! Su! Svelliati! Io e la mamma abbiamo fatto la colatione pel te! –
va bene. Adesso apro gli occhi tesoro mio, non voglio più separarmi dalle tue
coccole.
-Vedi amore, papà si sta svegliando…dagli tanti bacini,
vedrai com’è contento! – e Caroline ascolta davvero il consiglio della mamma e
si getta su di me, con il suo corpicino, riempiendomi il volto di baci morbidi
e tenerissimi. Avvolgo un braccio attorno a lei e sorrido.
-Ehi, ciao puffetta!
-Tao papà! Auguli!
-E’ già il mio compleanno? – chiedo, fingendo e allargando
gli occhi. Di nuovo sento la risatina di Bella, che ha appoggiato il caffè sul
comodino e si è spostata in fondo al letto.
-No papà! Oddi è la fetta del papà! Auguli!
-Oh…è vero! Grazie piccola! – la stringo forte a me,
portandola a cavalcioni sul mio stomaco e la mangio di baci, letteralmente, e
lei scoppia a ridere e si dimena, rischio di prendermi anche qualche gomitata,
ma poco mi importa. E’ la mattina più felice di tutta la mia vita in questo
momento.
-Batta papà! Batta! – e ride e io vorrei stringerla a me
così tanto da farla fondere insieme al mio corpo, per proteggerla, per averla
sempre vicina, per sentire il suo profumo di bambina, per sentirmi sempre
felice come adesso.
-E cosa mi dai se smetto?
-Tatti batini! Tattissimi! – sorrido e le porgo la guancia.
Lei stringe le braccine attorno al mio collo e appoggia le labbra forte, forte
e non si stacca…e poi ancora e ancora. –Ola pelò colatione! – mi siedo,
lasciando la piccola su di me e guardo cos’hanno portato. Ci sono fette di pane
con la marmellata e due piccole crepes con la cioccolata. Un succo di frutta e
il caffè. Mi viene da piangere per quanto sono state dolci. –Tai, la mamma mi
ha impalato come ti palma la malmellata….l’ho fatto io! Tai papà?! – guardo
Bella che sorride a fondo letto e annuisce. Evito di riprenderla per l’utilizzo
scorretto del verbo “imparare” oggi non me ne frega una cippa! E’ talmente
tenera, dolce e affettuosa che mi verrebbe voglia di portarla sulle spalle
tutto il giorno!
-Davvero puffetta? Sei stata bravissima. Allora le mangio
per ultime così le gusto meglio…va bene?
-Nooo! Tono più buonittime le clep della mamy! – sorrido e
l’abbraccio forte.
-Tu hai mangiato? – lei scuote la testa. –Vuoi un po’ della
mia colazione?
-E’ tua! L’abbiamo fatta pel la fetta del papà! E’ tua! – le
accarezzo la testolina e prendo il vassoio mettendolo sul letto.
-Piccola…guarda quante cose ci sono…le crepes della mamma
sono buonissimissime! Ne mangi un po’ con me? Non ce la faccio davvero, poi mi
scoppia il pancino! – lei ridacchia e fa si con la testa, così prendo un
tovagliolino e gli passo la crepes, ben conscio che sporcherà ovunque.
Pazienza, se Bella non vorrà lavare farò io. Questo è il mio momento migliore
di sempre! Porgo una fetta con la marmellata a Bella che sorride e mangia con
appetito.
Che strano lei odia fare colazione la mattina.
-Puffetta…cosa ne dici se oggi…io, te e la mamma andiamo a
vedere come procedono i lavori alla casa nuova, passiamo a salutare gli zii….e
poi andiamo al parco?! – Bella sgrana gli occhi e si blocca con la bocca
spalancata. Caroline invece si mette a saltellare sulla mia pancia.
-Tiiiiii! Tiiiiii! Tiiiiii! Tei il milliole papà del mondo!
Gli occhi sono colmi di lacrime ed è impossibile davvero resistere
e non piangere. Mi sento….felicissimo.
-Ti sei preso un giorno di ferie Edward?
-Si amore…vorrei passare questa giornata con voi! Sto sempre
al lavoro e non ho mai un momento libero per pranzare insieme o per giocare al
parco insieme a tutt’è due. Pensavo di farvi questa sorpresa! – Bella sbianca.
–Ho tutto il giorno per voi…non…non sei contenta amore?!
-Mamy, non tei cottetta? Io tiiii, tantittimo!
-Amore della mamma, ti ricordi che oggi abbiamo quella cosa
importantissima da fare io e te?
-No mamy! – la piccola scuote il capo ed io sono confuso.
-Dai amore! – sbuffa. –Quella cosa importantissima che è un
segreto tra me e te, che papà non deve sapere fino a stasera….ti ricordi amore
della mamma?! – mi viene da ridere quando Caroline scuote di nuovo la testa e
Bella sbuffa. –Caroline, sei esasperante! Io e te, cosa dobbiamo fare
oggi….ricordati. Una cosa che papà non deve sapere assolutamente! Te lo ricordi
amore? Dove dobbiamo andare? Te l’ho detto ieri….Non puoi essertene
dimenticata!
-Dai Bella…non ti accanire così! Lo farete un’altra volta!
Oggi voglio stare con voi!
-No Edward…non si può! Vorrei tanto passare tuttissima la
giornata con te! – mi schiocca un’occhiata maliziosa –Ma non posso!
-Ola licoldo! Tiiiiii! Io e mamy non pottiamo plopio tale co
te papà oddi! La mamma e io dobbiamo fale una coda e non devo dillo al papà
pecchè è una soppesa pel te! – si gira verso Bella e le fa una sorta di
occhiolino, uscito male, che ci fa scoppiare dalle risate.
-Brava amore mio! Adesso andiamo a vestirci e lavarci, così
poi andiamo a vedere la casa nuova, e facciamo un saluto agli zii….mangiamo con
il papà e poi lo lasciamo a spasso e noi andiamo a fare quella cosa! – sorrido
e scuoto la testa.
-Va bene, sto morendo di curiosità! Ma aspetterò fino a
stasera…giusto?!
-Giutto! Blavo papà! – mi da un bacione forte sulla guancia
e poi scende di fretta dal letto seguendo la mamma. A volte mi domando quanti
anni abbia davvero quella piccola peste!
Ahhhhh.
Sospiro forte.
Che bello sentirsi completi!
Credo di non poter chiedere di meglio per questa vita.
Qualunque cosa appare superflua.
Ho sempre pensato che i soldi mi avrebbero dato la felicità,
che sarei riuscito a cavarmela senza una donna al mio fianco, senza avere una
famiglia a cui badare. Non volevo diventare come mio padre, concentrato sul
lavoro e rigido a casa. Non volevo diventare un marito disattento e assente, un
padre poco affettuoso e burbero. Per cui avevo evitato di prefigurarmi la vita
di coppia, il matrimonio, dei figli; ho pensato di lavorare duramente, fare
sacrifici e diventare molto affermato nel mio campo e non affezionarmi troppo.
Purtroppo però, il mio cuore aveva scelto già per me, all’epoca ero molto
piccolo, un ragazzino in cerca di affetto e amore, quello che mio padre mi ha
negato, e Bella era così tenera, dolce…E’ stato un attimo.
Crescere con lei affianco è stato difficile, perché dovevo
mascherare i miei sentimenti e far finta di nulla, ma allo stesso tempo è stata
un’esperienza fantastica, perché il suo sorriso ha rallegrato i miei giorni più
bui.
E’ così che siamo arrivati fin qua, ignorando i nostri
sentimenti, finché non ci siamo sentiti liberi di esplodere uno con l’altra.
Ricordo perfettamente quel giorno, quando è venuta a prendermi in aeroporto, mi
ha salvato dal capo della sicurezza e le sue domande. Ricordo anche la macchia
di cioccolato sulla maglia, la borsa troppo grande, il momento in cui Caroline
l’ha chiamata mamma. Ho bene in mente le sue confessioni e quando mi ha
mostrato la casa, la vista dal terrazzo sul tetto. E’ stato così speciale. Dei
mesi successivi conservo ricordi fantastici, baci, carezze, passeggiate, la
sintonia che è nata e cresciuta. Ma senza ombra di dubbio, questi sono i giorni
che preferisco avere ben limpidi nel mio cuore. Quelli che passo accanto a
loro, senza staccarmene mai, senza dover tornare a casa a dormire, senza fare
attenzione a quello che dico o come mi comporto, perché loro mi amano, così
come sono.
E poi…un posto speciale nei ricordi e nelle emozioni ce l’ha
il campeggio.
Quella sera Caroline ha deciso che dovevo essere il suo
papà, che mi voleva come guida, come esempio, come uomo a cui affidare la
protezione e la sicurezza sua, e della sua mamma. Mi ha parlato di risate, di
amore, di nomignoli affettuosi…mi ha elencato tutte le cose che lei vedeva con
i suoi occhi da bimba, delle sensazioni che le facevo provare, della felicità
della sua mamma. Mi ha chiesto se volevo essere il suo papà. Quel momento non
se ne andrà mai da me, rimarrà scolpito nella roccia della memoria, e quando
sarà grande e mi farà disperare per calmarmi penserò a quel momento, e quando
arriveranno i ragazzi che la faranno soffrire e la sorveglierò di notte per
assicurarmi che smetta di piangere, ripenserò a quelle parole…e quando
l’accompagnerò all’altare, davanti all’uomo che la porterà via da
me…probabilmente piagnucolante come un bebè le racconterò all’orecchio di
quella sera, che lei non ricorderà e si emozionerà e mi prenderà per il
sentimentale che non voglio essere.
Cielo…sto diventando patetico?
No…non credo.
Sono solo un padre contento, un uomo fortunato, un futuro
marito orgoglioso.
Voglio restare così per sempre.
Alzarsi dal letto è stato difficile, ma avevo voglia di
godermi la mia famiglia per quella giornata di ferie che ho preso per me e per
loro.
Alla casa i lavori procedono, non c’era molto da fare per
fortuna, ma la voglio sicura, luminosa e con gli spazi aperti. Ogni volta che
sto con Alice e con Emmett mi sembra di tornare bambino, mi ritrovo in un
universo parallelo in cui sono adulto, con delle responsabilità, con una figlia
e una donna meravigliosa al mio fianco, ma allo stesso tempo sono in una
dimensione in cui…sono allegro, spensierato, e senza problemi a cui pensare. E’
l’effetto della famiglia credo.
Abbiamo fatto scegliere a Caroline dove volesse mangiare e
lei ha scelto il parco, sorridendo abbiamo acquistato dei panini da Mc Donald’s
e l’abbiamo fatta contenta con le patatine fritte. Ha saltellato attorno a noi
per un quarto d’ora prima di fermarsi e calmarsi, ma è una gioia immensa
vederla così allegra.
Poi però, mi hanno lasciato solo.
Dovevano fare questa cosa importantissimissima che io non
devo sapere, fino a questa sera, e se ne sono andate. Ho passeggiato un po’ nel
parco da solo, per sfruttare l’aria tiepida di questo mese dalle temperature
molto primaverili già ora. I primi fiori cominciano a sbocciare, l’erba
profuma, i bambini corrono da una parte all’altra e i genitori sono sorridenti
e rilassati, con l’occhio vigile ai possibili danni delle piccole pesti.
Mi ritrovo a guardare alla mia infanzia come se fosse quella
di una persona esterna.
Alla festa del papà, io ed Alice preparavamo sempre qualcosa
per lui…un disegno, un quadretto, un’opera tutta nostra con la pasta di sale.
Cantavamo la canzone imparata a scuola per tutto il tragitto verso casa ed
eravamo contenti già al mattino, perché speravamo sempre che papà avesse preso
un giorno di ferie, per stare con noi. Mangiavamo allegri, con un appetito mai
avuto gli altri giorni, eravamo euforici tutto il pomeriggio nell’attesa del
suo ritorno, sperando che quella volta, almeno quella, tornasse sorridendo,
pronto a farsi abbracciare e chiedendoci come fosse andata la nostra giornata.
Non è mai successo.
Mai nella vita ha preso una vacanza per stare a casa, per
portarci al parco, per condividere la sua giornata con i suoi figli.
Mai ci ha fatto un sorriso sincero, tutto per noi, solo
perché gli stavamo attorno. Mai una volta ha chiesto “Com’è andata oggi,
ragazzi?!”.
I nostri disegni probabilmente finivano nel camino la sera
tardi, perché mettevano in disordine il salotto o la sua camera da letto. Le opere
di pasta di sale, che ci aiutava la babysitter a portare a termine, venivano
riposte dentro una scatola in soffitta. Era estremamente umiliante e offensivo,
ma lo capisco solo ora. A quell’epoca pensavo solo che papà le guardasse e le
conservasse con amore, che le tenesse al sicuro perché nessuno le portasse via.
Quanto ero stupido e ingenuo!
I disegni di Caroline sono tutti appesi nel mio studio, le
sue opere con il pongo le tengo sulla scrivania, fino a quando non vuole farne
un’altra perché quella non le piace più. Il regalo di un figlio lo mostri, ne
vai fiero, lo esponi perché possano vederlo anche gli altri, perché tutti
possano accorgersi di quanto tuo figlio di ama.
Mio padre ha sempre fatto l’inverso. Ci ha nascosti, ci ha
limitati, ci ha spento l’amore che provavamo per lui.
In questa giornata, si dovrebbe ringraziare il papà per gli
insegnamenti utili della vita, per quelle sensazioni ed emozioni positive con
cui ha riempito gli anni addietro, vorrei potergli dire “Ti voglio bene papà!”.
Ma la verità è che non succederà, io non lo farò, perché non è la verità.
Se dovessi parlare con lui uscirebbe l’odio e la rabbia che
ancora porto dentro, anche se piano, piano si stanno affievolendo. Forse sto
davvero mettendo via il mio passato, per cominciare una nuova vita
completamente diversa, estremamente positiva e con dei valori che mio padre ha
negato a me ed Alice fin da bambini.
Ho intenzione di insegnare a Caroline il senso degli affari,
che il denaro può aiutare le persone, che può significare una tranquillità in
più, che sentirsi realizzati nella vita è gratificante e stimolante.
Ma non solo.
Ho voglia di guardare negli occhi Caroline mentre
l’accompagno ogni giorno nel suo cammino e farla sbagliare, perché dagli errori
imparerebbe, e poi esserci quando sta male, quando mi chiederebbe aiuto. Voglio
passeggiare con lei tra gli ostacoli, senza fretta, insegnarle a distinguere le
cose sbagliate da quelle corrette, le cose cattive da quelle buone. Voglio
esserci nei momenti belli, ma soprattutto in quelli brutti, perché possa
rendersi conto che ci sarò sempre al suo fianco, che non deve avere paura di
suo padre, che non deve confidarsi con un estraneo per timore della mia
reazione. Sarò lì, le terrò la mano, la sorreggerò quando starà per cadere, le tenderò
la mano se non ce la farà a rialzarsi, la coccolerò quando piangerà e si
sentirà una fallita. E capiterà. A tutti capita. Ma le insegnerò che anche se
si sente in quel modo, c’è sempre una soluzione, c’è sempre qualcosa di buono
in lei per andare avanti. Quando tutte le difficoltà saranno davanti a lei, e
le sembreranno montagne invalicabili, le mostrerò che con attenzione e
tranquillità, con razionalità e l’affetto della propria famiglia, anche quelle
montagne così alte saranno un ricordo lontano e un puntino piccolo nel proprio
passato.
Le starò vicino quando prenderà un brutto voto, la spronerò
a migliorarsi, a superare i suoi limiti, a rendersi conto delle proprie
capacità, le insegnerò cosa c’è di bello nel guardare oltre i piccoli gesti,
per ricercare la magnificenza e l’importanza della persona che li fa, dei suoi
sentimenti. Le parlerò di quanto c’è di bello nel mondo, di quante cose brutte
accadono e la instraderò verso un pensiero basato su dei valori di amore,
amicizia, affetto e lealtà.
Sarò il suo maestro per ciò che la scuola non le insegnerà,
e quando mi chiederà perché, esaudirò i suoi dubbi, e quando mi chiederà come,
cercherò con lei una soluzione, e quando mi domanderà “e domani?” le dirò che
il domani è talmente incerto, effimero, fugace…che può cambiare da un momento
all’altro e che si può solo pensare a dove si vuole arrivare, ma domani non si
può sapere con certezza cosa accadrà. Le ripeterò ogni giorno che la cosa
importante è avere degli obbiettivi, delle speranze, dei sogni…finchè quelli ci
saranno, il domani sarà un’incognita che dovrà affrontare ma che potrebbe
regalarle mille emozioni, che le insegnerà sempre qualcosa di nuovo, che le
ricorderà il passato. Le mostrerò che non deve avere paura…che domani è solo al
di là della mezzanotte e che ogni nuovo giorno può essere affrontato con il
sorriso, qualsiasi cosa sia accaduta prima, che non dovrà avere paura del
domani, perché ci saremo noi a tenerle la mano.
Le spiegherò che siamo noi i disegnatori del nostro destino,
ma che c’è sempre da fare i conti con qualcuno più forte di noi, che ci metterà
davanti ad un bivio, che ci pianterà degli ostacoli. Ma non dobbiamo farci
abbattere, dobbiamo sempre affrontare tutto con serenità e con tranquillità,
perché ad ogni problema ci sarà sempre una soluzione.
Voglio che guardi in faccia la realtà con maturità, che
pensi prima di agire, che creda nelle sue possibilità, che cerchi i mezzi per
ottenere ciò che vuole, che lotti per averlo. Voglio che la realtà che guarderà,
imparerà ad amarla nonostante sia piena di difetti e contornata di inesattezze
e delusioni, perché gli farò capire che queste sono il pane quotidiano, che
poche persone riescono a non deluderci, che pochi riescono a non ferirci; ma
che ogni ferita, ogni taglio, ogni ginocchio sbucciato o caduta sarà solo lo
spunto per capire cosa cambiare, a chi dare fiducia o meno. Vorrei insegnarle
che la realtà non è bella alle volte e che di tanto in tanto si dovrebbe usare
la fantasia, che si può davvero immaginare di essere in un luogo diverso, con
altre persone, a fare un lavoro che ci aggrada di più, ma non dobbiamo mai
desiderare di cambiare o essere diversi per gli altri o per la situazione,
perché noi siamo perfetti così, perché siamo il risultato di un percorso che ci
ha portato a scelte difficili, a decisioni discusse, pensate. E in quel momento
voglio essere lì, quando avrà dei dubbi su sé stessa, per mostrarle quanti
progressi ha fatto, quanta strada c’è dietro di lei, quanta ce n’è ancora
davanti…quante volte è caduta, quante volte si è rialzata. Voglio essere lì,
per lei.
E quando la riprenderò, la sgriderò, la metterò in punizione
mi sentirò colpevole, mi sentirò morire dentro probabilmente, mi guarderà con
gli occhi carichi di odio e rabbia e mi urlerà addosso tutto il suo disprezzo.
Quando le impedirò di fare qualcosa perché ho paura per lei, quando urlerò con
lei perché mi preoccupo, lei griderà più forte, mi dirà che non sono il suo
vero padre, che non ho nessun diritto su di lei. Lo farà e un pezzo di me si
spezzerà. Ma dovrò essere forte, dovrò convincerla che è stata lei a
scegliermi, che l’amo più di me stesso, che la sua vita mi sta a cuore, che
morirei pur di saperla felice e tranquilla.
Le dirò che quando avrà dei figli vorrà per loro tutto ciò
che ho voluto io. Che capirà il perché dei miei comportamenti, delle mie urla,
delle mie punizioni. E forse quando sarò vecchio e stanco mi ringrazierà, mi
ripagherà di tutti gli sforzi il giorno in cui verrà a trovarmi con la sua
famiglia e i miei nipoti saranno innamorati della loro mamma e del loro papà,
proprio come ora Caroline ama me.
Voglio insegnarle il valore dell’amicizia, quella sincera
che dura anni; quegli amici a cui basta una birra e una pizza per ridere e
scherzare tutta la notte. Che non serve cercare il di più che fa male, basta
sapersi accontentare.
Voglio insegnarle il valore dell’amore, l’importanza di un
sentimento così forte e potente, capace di cambiarti la vita. Glielo spiegherò,
raccontandole all’infinito la storia della mia vita, i miei errori, i miei
fallimenti, le mie conquiste, le mie vittorie. Le voglio dire quanto è bello
guardare negli occhi la persona che ami e vederla felice, sentire le sue mani
che tremano ancora quando le intrecci alle sue, vedere le sue guance arrossarsi
per un complimento, nonostante sia passato molto tempo.
Voglio insegnarle il valore della famiglia, che parte
dall’amore e dall’affetto, per giungere alla sincerità e alla fiducia. Le
spiegherò che fiducia è il fondamento base di tutti i rapporti, che non tutti
la meritano, ma che la famiglia, quella vera, che ha un amore sconfinato…è
piena di fiducia e sincerità.
Voglio rassicurarla sul fatto che non sarà mai più sola.
Cercherò di non ripetere gli errori di mio padre, di
guadagnarmi la fiducia dei miei figli e l’affetto profondo che ognuno di loro
nutre per i propri genitori. Voglio essere un padre di cui essere fieri, un
uomo che può guardarsi allo specchio senza sentirsi un verme, senza sentirsi
sporco. Voglio camminare a testa alta e sentirmi orgoglioso dei miei figli,
portarli più in alto che posso, fargli conoscere il mondo da una prospettiva
diversa, contornarli di amore.
Voglio che Caroline non si penta mai di avermi scelto come
padre.
Voglio che i miei futuri figli mi guardino con rispetto, con
affetto, con orgoglio, con amore.
Voglio trovarli contenti quando torno a casa da una giornata
di lavoro, solo perché mi vedono; voglio trovarli attorno al tavolo della cena
per poter chiacchierare delle esperienze di quel giorno; voglio che non si
sentano obbligati a darmi il bacio della buonanotte, ma che ne sentano la
necessità, perché lo vogliono fare.
Voglio leggergli le fiabe, essere presente al primo giorno
di scuola, all’ultimo, ai compiti andati male, alle interrogazioni fallite,
alle prime zuffe…voglio esserci.
Voglio sapere di essere un punto fisso per loro.
Voglio che non abbiano paura di dirmi “Ti voglio bene!” ma
che lo dicano più spesso possibile, per non farmi mai sentire insicuro. Perché
sbaglierò anche io, mi pentirò di molte cose che dirò, delle punizioni che
impartirò, delle regole che mi faranno apparire cattivo. Perché l’insicurezza
fa parte di me, di ogni padre…perché tutti hanno paura di sbagliare e perdere
tutto.
Perché avrò paura, ne avrò tanta, sarò tentato di scappare e
nascondermi molte volte, ma resisterò per loro, perché li amerò più di me
stesso.
Certo della mia posizione psicologica ed emotiva, dei miei
desideri, dei miei propositi per il futuro me ne torno a casa. L’appartamento è
vuoto e ammetto che già mi manca il rumore di Bella che prepara la cena, di
Caroline che parla con le bambole e beve un finto tea con loro. Ho vissuto in
casa da solo per anni, senza sentire la mancanza di nessuno, adesso per poche
ore che sono costretto a stare lontano da quelle due pesti meravigliose quando
mi sono preso le ferie proprio per loro…mi sento vuoto. Odio questa
sensazione…spero che tornino il prima possibile. Spero di sentire girare la
chiave nella toppa, la vocina di Caroline che chiama…
-Papàààààà!? – non è immaginazione. Sorrido, per fortuna
l’assenza è durata poco.
-Sono qui puffetta! – mi sporgo dal salotto per farmi
vedere.
-La dia Ali ha detto che tatera mandiamo dai nonni. – sorrido,
mostrandomi contento, anche se non lo sono.
Una giornata.
Non chiedevo molto.
Una giornata solo con loro.
E invece no.
La mattinata è stata sublime, la migliore della mia vita,
certamente. Poi il pomeriggio si è guastato tutto perché loro due se ne sono
andate a fare quella dannata cosa importantissima. Non so cosa sia, ma già mi
sta sulle p…! Non penso più neppure con le parolacce.
Non mi riconosco!
E mi metterei a sbattere i piedi e dire “NO, voglio stare
qui…!”. Ma poi Bella e Caroline mi guarderebbero e mi paragonerebbero ad un
bambino. E forse lo sono.
Si, vorrei tanto essere un bambino.
Non dover andare a lavorare domani e poter stare con chi
voglio, quando voglio.
Uffa! Che noia!
Non ci voglio andare.
Voglio stare qui con loro e godermele, così domani al lavoro
non sentirei la loro mancanza così tanto.
-Va bene pulcina! – le accarezzo la testa e lei sale in
braccio, schioccandomi un bacio sulla testa. –Che avete fatto fino a quest’ora?
– chiedo a Bella quando entra in salotto, priva del cappottino e delle scarpe
lasciate in entrata.
-Niente…vedrai più tardi! – mi fa l’occhiolino. E’ qualcosa
per me. Mi volto allora verso la piccola, sapendo bene che potrei convincerla a
dirmi qualcosa.
-Non te lo dico papà! La mamy ha detto che te te lo dico non
mi fa più legali pel tutta la vita! E tutta la vita è tantittimo tempo papà! –
scoppio a ridere.
-Oh pulcina…te li faccio io i regali però! – lei scuote la
testa.
-La mamy ha pensato pule a quetto e ha detto che te te lo
dico no mi fa più i dolti al tioccolato…e a me piattiono i dolti al tioccolato
papà! Tu non mi puoi fale i dolti al tioccolato!
-La mamma è furba! – scuoto la testa e sorrido.
-Ti…è la milliole mamma del mondo! – Bella sorride, andando
in camera a cambiarsi.
-Amore, ti dispiace cambiare Caroline e farle il bagnetto?
Ho bisogno di una doccia…
-Certo…noi ci divertiamo con gli animaletti!
-Tiiiii! Fattiamo la pittina pel gli animaletti! Tai
papà…plima ho vitto una gilaffa…
-Una giraffa?
-Ti! Ela nel negotio…ela bella! Molto bella! Quaddo fattio il
bagnetto vollei anche la gilaffa…
-Ma puffetta la giraffa non sta nell’acqua!
-E allola? Mica è vela! – ridacchio, mentre l’acqua si
scalda e intanto accendo la stufetta nel bagno per avere un clima accettabile e
poter spogliare la piccola.
-Certo amore…hai ragione! Allora domani pomeriggio andiamo a
vedere se troviamo la giraffa, va bene?
-Tiiiiii! Io l’ho detto alla mamma….tu tei blavittimo come
papà! – mi dice abbracciandomi le gambine, cerco di rimanere in equilibrio e
non cadere nella vasca a cui ho appena messo il tappo per raccogliere l’acqua.
-Pulcina, adesso dobbiamo svestirti e entrare nell’acqua, ma
non voglio che stai tanto a giocare okay? I nonni ci aspettano tra poco…
-Va bene! Tai coda ha detto la mamma quaddo io ho detto che
tu tei blavittimo come papà?
-No patatina, cos’ha detto? – fa una pausa, mentre finisco
di toglierle le calzette e la immergo nell’acqua calda ma non bollente e le
getto dentro tutti i suoi giocattolini.
-Ha detto che avlebbe voluto tolo te come mio papà, pecchè
tu tei il milliole papà di tutti…E’ una coda bella velo? – gli occhi mi si
riempiono di lacrime e faccio fatica a trattenerle. Caroline si preoccuperebbe
per nulla, perché sono solo felice.
-Si puffetta…è una cosa bellissima!
-Mi piate di più quaddo mi chiami pultina! – sghignazzo e mi
asciugo, senza farmi notare, una lacrima sfuggita dall’occhio.
-Va bene…allora ti chiamerò di più pulcina okay? Pulcina mi
piace…lo sai…i pulcini sono indifesi e piccoli...e devono essere protetti.
-Coda vuol dile plotetti?
-Vuol dire che la mamma e il papà devono stargli vicini,
devono prenderli in braccio quando cadono e dargli i bacini sulla bua e devono
fargli il bagnetto e asciugarli…e poi devono misurargli la febbre, dargli lo
sciroppo quando stanno male, portarli dal dottore, accompagnarli per strada,
tenerli per mano…
-Tu fai tutte quette code pel me…pel quetto mi chiami
pultina? Pecchè mi plotetti? – sorrido, il mio piccolo genio, che cerca di
usare i nuovi termini sbagliandoli! Si ti proteggo amore mio…sempre!
-Si pulcina…perché ti proteggo, perché ti voglio bene…perché
amo quando mi dai tanti bacini e mi abbracci stretto, stretto…
-Acche a me piate!
-E sai cosa mi piace anche? – scuote la testolina –Mi piace
quando mi chiami papà, quando giochiamo insieme, quando mangi seduta sulle mie
gambe, quando stringi la mia mano quando siamo fuori. Mi piace quando hai paura
la notte e mi chiami, quando fai un brutto sogno e vieni nel lettone…mi piace
quando dormi tra me e la mamma, anche se non è una cosa giusta, ma mi piace
stringerti forte e proteggerti. Mi piace quando mi ascolti se ti racconto
qualcosa, quando mi guardi incantata, quando sul divano mentre guardiamo i
cartoni ti addormenti tra le mie braccia. Mi piace farti regali e vederti
felice… - parlo, ma lei sembra che sia più interessata a fare muovere le due
paperelle. Prendo lo shampoo e le lavo i capelli, cercando di non farle cadere
neppure una goccia sugli occhi. E’ bravissima, non si lamenta, anche se sono un
emerito imbranato certe volte in queste cose. Quando glieli sciacquo e la tiro
fuori dalla vasca, avvolgendola nell’accappatoio ed asciugandola sembra
pensierosa.
-Papà?
-Si piccola?! – mi parla dopo un tempo che sembra infinito
ed io le ho già fatto indossare gli abiti nuovi, devo solo asciugarle i capelli
con il phon, ma quello penso che voglia farlo Bella.
-Ti vollio bene, tatto, tatto! – la stringo forte e la
prendo tra le braccia, sollevandola da terra.
-Pulcina, te ne voglio tantissimissimo anche io! Ora
andiamo…la mamma penserà ai tuoi capelli!
Due ore più tardi, vestiti e profumati siamo pronti per
andare a casa di Carlisle ed Esme.
Siamo passati in pasticceria da Bella a prendere una torta,
per non arrivare a mani vuote, e chissà perché, i dolci toccano sempre a noi!
Caroline non mi ha lasciato guidare in santa pace neppure un
secondo. Era tutta domande, canzoni, domande ancora. Un po’ esasperante per il
tragitto fino a casa dei miei zii, ma una routine a cui vorrei mettere la
firma.
Abbiamo cenato, chiacchierato, riso e giocato. Quanto ci
siamo divertiti!
Ad un certo punto Bella è diventata tesa e non sapeva più
dove guardare, imbarazzata e al posto che arrossire era pallida. Pensavo stesse
male così le ho proposto di andare a fare una passeggiata nel giardino, ma
niente. Non c’è stato verso di smuoverla da tavola.
Caroline tutta agitata e ballerina ha ruotato attorno a
Bella per tutta la sera, chiedendole “E’ il momento?” e ricevendo sempre una
risposta negativa da parte della mamma.
Adesso però, dopo aver mangiato il dolce, si sono alzate
entrambe e mi hanno consegnato un pacchetto grande e un po’ pesantino.
Tutti mi guardano curiosi e io non posso fare altro che
scartarlo con calma per godermi il momento. Una scatola di cartone, sotto la
carta regalo, mi separa dal sapere cosa c’è, ma prima torvo un biglietto.
“Per la tua prima festa del papà!
Con amore…
le tue donne.
Ps: il biglietto è stato scritto a due mani, anche Caroline
ha partecipato!”
Volgo uno sguardo verso di loro, la piccola è accanto a me,
con le mani poggiate sulla mia gamba, curiosa di vedere la mia reazione, Bella
invece è sempre più tesa dietro Caroline.
Quando tolgo il cartone ed estraggo cosa c’è dentro resto
stupito.
E’ un quadro, con una cornice meravigliosamente semplice,
che fa da sfondo a una foto di noi tre a Firenze, sul lettone di casa mia.
Avevo scattato la foto con il telefono ed era uscita così
bene che l’avevo usata anche come sfondo del computer. Eravamo bellissimi.
Caroline aveva la testa appoggiata al mio petto e Bella di fianco a me, le nostre
teste vicine e al centro il nostro amore più grande.
Sotto alla foto, in una calligrafia corsiva e non ben
visibile una dedica.
“Al migliore papà del mondo…con amore!”
E’ difficile trattenere le lacrime e le mani che tremano non
sono un toccasana per quest’oggetto preziosissimo che ho tra le mani. Per
fortuna Jasper me lo toglie di mezzo, appoggiandolo su una superficie più
stabile di me, al momento.
Sono senza parole.
E’ il regalo migliore che potessi ricevere oggi.
E non ne volevo.
Mi bastava solo stare con Caroline e Bella, averle per me,
amarle tutta la giornata, dedicare loro il mio tempo e il mio amore. Mi bastava
la colazione, un pensiero, il “ti voglio bene” che mi ha detto la piccola nel
bagno. Bastava tutto questo.
Eppure…
Eppure questo di più mi fa sentire l’uomo più fortunato
possibile.
Li sento gli occhi su di noi, io che non mi muovo e la
piccola che mi guarda con attesa, mentre Bella scuote la testa frustrata e
delusa. Le conosco così bene.
-Io…Io….non…non so che dire. Sono…senza parole! – biascico
debolmente.
-Ti piate papà?! – annuisco, senza rispondere ma a mia
figlia non basta. –Allola ti piate? – la prendo in braccio, si siede su di me e
mi stringe forte.
-Si pulcina, mi piace tanto, tanto, tanto, tanto, tanto,
tanto, tanto, tanto… - lei ridacchia e mi blocca.
-Batta! – e ride.
-Ti voglio bene pulcina! – me lo dice all’orecchio questa
volta “Acche io ti vollio bene papà!” e mi schiocca un bacio forte sulla
guancia. Mi alzo con la piccola in braccio e vado verso Bella che ci guarda
dispiaciuta, le tendo la mano, che lei prontamente afferra e si tira in piedi.
–Credo…che sia ora di andare per noi. Grazie per la serata…è stata magnifica!
-Edward…te ne vai così? – annuisco e guardo mia zia e mio
zio sorridendo.
-Si…ho…bisogno di…non importa! Ci vediamo sabato. Buona
continuazione! – poi mi sporgo verso Bella e le sussurro –Prendi tu il quadro,
non voglio lasciarti la mano… - mi sorride e seguendo le mie indicazioni,
riusciamo finalmente a salire in macchina.
Il viaggio verso casa è silenzioso. La piccola si è
addormentata sul seggiolone, appena ho messo in moto, Bella è racchiusa nei
suoi pensieri. Porto io Caroline in ascensore e poi nella sua cameretta, ma è Bella
che vuole metterle il pigiama. Indosso i miei pantaloni della tuta e la solita
maglia bianca con cui dormo e preparo un tea per me e Bella. Quando torna la
piccola ha perso ogni traccia di sonno, ha un sorriso smagliante sul viso e
un’energia fuori dal normale. Non riesco a spiegarmi come faccia, ma
sinceramente, sono felice così. Non voglio separarmi da lei troppo presto
stasera.
-Ehi pulcina! Non vai a fare le nanne? – scuote la testa.
-No…io e la mamma dobbiamo ditti una coda… - dice battendo
le manine davanti a sé. Bella è completamente nel panico. Spaesata. Confusa.
Pallida.
Ho paura.
Ma se Caroline è felice, non deve essere una cosa brutta,
giusto?
-Amore, Bella…che succede?
-Niente…noi…noi dobbiamo darti il regalo per la festa del
papà… - mormora ed io sorrido.
-Me l’avete già dato. Il quadro è la cosa materiale più
bella che possiedo.
-Nooooo! Dobbiamo dattene ancola uno!
-Va bene pulcina…ma la mamma non si sente bene…forse è
meglio se vieni in braccio a me… - Bella arretra di un passo quando io mi
avvicino e stringe Caroline a sé.
Questa cosa….
Non.
Mi.
Piace.
-Bella…che succede?
-Io…io so…che….noi…non….non abbiamo mai…parlato…ma…ci sono…
ehm… - tossisce –Volte nella vita…in cui…non si ha…ecco il..ehm tempo
di…affrontare..ehm..certi discorsi, no?! – annuisco, confuso e spaesato. Mi
sembra di impallidire anche. Mi sento forse come lei?
-Si amore…ma calmati! Mi sembri agitata. Sei sicura che non
vuoi che prenda io la bambina? – lei ripete l’operazione di prima. Scuote la
testa e arretra. Okay. Che diavolo sta succedendo?
-Io…non voglio che…ti arrabbi….ma….
-Mi sto preoccupando, no arrabbiando. Bella…stai male? Che
cavolo succede?
-E’ difficile Edward…molto….molto difficile…e tu…non aiuti
con…i tuoi…commenti!
-Okay, sto zitto…ma per favore…dimmelo o impazzisco!
-Tieni… - estrae una busta dalla tasca posteriore del jeans
e me la porge. E’ chiusa e quando la apro trovo solo una foto, un’istantanea,
con un puntino cerchiato di rosso.
Ho la bocca aperta.
Zero salivazione.
Gli occhi sbarrati e lucidi.
Le mani che tremano, tanto che cade la busta.
Le gambe che non reggono il mio peso, tanto che devo
sedermi.
Il cuore batte forte. Così tanto forte che potrebbe
esplodermi il petto.
Nello stomaco ci sono i salti mortali.
Mi viene solo da piangere.
E Urlare.
Piangere ancora.
E urlare ancora più forte.
-Edward… di…dimmi qualcosa…ti prego… - mormora senza fiato.
Non ce la faccio neppure ad alzare gli occhi da quella
fotografia.
Da quell’ecografia.
Dalla testimonianza che nel corpo di Bella sta crescendo una
nuova vita.
Che avrò un altro figlio.
Oh…Grazie! Chiunque abbia fatto ciò proprio oggi…Grazie!
Grazie!
Grazie!
Grazie!
-Edward… - sento la sua voce, so che sta piangendo, ma
davvero non riesco a muovermi.
Poi..un sorriso nasce spontaneo e scuoto la testa come per
riprendermi.
Un figlio.
Un altro figlio.
Un fratellino per Caroline.
O una sorellina.
OH……GRAZIE!
-E’ questo…che dovevate fare oggi…di importantissimo che io
non dovevo sapere? – Bella annuisce senza rispondere e se non avessi alzato gli
occhi non l’avrei mai vista. Caroline ancora non parla, ci guarda alternando lo
sguardo.
-Edward…mi dispiace…io…non so come sia potuto succedere… -
scuoto la testa sorridendo.
-Importa adesso? Importa sapere il come? – Bella scuote la
testa e io faccio un passo verso di lei. Esulto quasi quando non si sposta
indietro. –E allora non farti questa domanda. Tu lo vuoi?
-Si… - è solo un sussurro, ma è il miglior suono di tutta la
mia vita. –E tu?
-Si… - la imito e le nasce un sorriso timido sul volto.
-Papà? – ci voltiamo verso la piccola.
-Si?
-Tei allabbiato?
-No pulcina…perché dovrei esserlo?
-La mamma pentava che ti allabbiavi e che andavi via…non vai
via velo? – guardo la mia futura moglie che abbassa lo sguardo dispiaciuta e
rossa di imbarazzo.
-No pulcina…no! Non vado da nessuna parte..sto qui con
voi…te l’ho detto.
-Ma…tu tei cottetto che avlò un flatellino o una tolellina?
-Amore…non potrei essere più contento! E’ il regalo più
bello di tutto il mondo! – lascio che le lacrime scorrano libere, fregandomene
di come potrei apparire debole o sentimentale.
Al diavolo. Sono felice.
Mi avvicino a passi lenti, fino a racchiuderle entrambe nel
mio abbraccio ed appoggiare la testa sulle loro fronti vicine.
-Se tutte le feste del papà in futuro saranno così piene di
emozione credo che dovranno farmi un trapianto di cuore molto presto! – Bella
scoppia a ridere e Caroline si diverte solo a giocare con i miei capelli.
-Sei davvero felice Edward? Non credi che sia…troppo presto?
-No… - mormoro allo stremo delle forze. –No…Lo desideravo.
Ci pensavo da un po’ ma avevo paura di parlartene per via di tutti questi nuovi
cambiamenti…e invece…
-E invece…Sorpresa! – non sembra felice, per nulla.
-E tu, amore, sei felice?
-Solo se lo sei tu Edward…ho paura che…
-Non.Dirlo! – dico velocemente. –Bella…non posso lasciarvi.
Siete tutta la mia vita ora, non so come farò ad amarvi di più domani, ma lo
farò. Non so come stare senza di voi. E’ davvero la notizia più bella del
mondo, è…il miglior regalo di tutta la mia vita fino ad ora…è incredibile e mi
sento al settimo cielo, vorrei saltellare per casa, gridare felice e
abbracciarti così stretta da portarti con me sempre…
-E io papà?
-Anche tu pulcina…anche tu!
-E il flatellino?
-Anche lui…
-Ma può essere una sorellina…la vorreste lo stesso?
-Tiiii! Codì potto giocale co lei e le mie bambole…
-E tu….tu la vorresti un’altra femminuccia per casa?
-Si Bella…non importa! Voglio solo che sia sano…è l’unica
cosa che mi interessa…
-Avrai tre donne contro di te! – sghignazza.
-Mi impegnerò per fare il maschietto…
-Oh Edward! – ridacchia e mi bacia dolcemente.
-Tutti e tre nel lettone?! – propongo e Bella mi guarda con
occhi sgranati.
-Tiiiiiiiii! – la piccola si agita tra le braccia della
mamma per scendere e corre verso la camera da letto. Butto via il tea e metto a
lavare le tazze.
-Veramente…avevo altro in programma per stanotte.. – mi
sussurra all’orecchio.
-Anche io! Volevo spogliarti lentamente, accarezzarti la
pelle, baciare ogni centimetro disponibile…passare poi con la mia lingua e
sentire la tua pelle bollente ardere di più. Volevo sentire i tuoi gemiti nelle
orecchie, fare in modo che fosse la musica più bella di sempre. Volevo
sprofondare dentro di te e amarti fino a che non collassavo sfinito schiacciandoti!
– i brividi le ricoprono il corpo e ridacchio! -…ma c’è sempre il divano amore
mio! –Mi sorride e annuisce.
-Hai ragione! Anche perché…se non fai esattamente tutto
quello che hai appena detto…credo che potrei evitare di prepararti le crepes a
colazione per…diciamo…per tutta la vita?! – ridiamo insieme.
-Oh…piccola birbante! Guai a te! Non puoi lasciarmi senza
crepes! – si avvicina e appoggia il suo corpo contro il mio, abbracciandomi.
-Perché vuoi Caroline nel lettone?
-Perché voglio avervi tutti nel lettone…tutti… - ribadisco,
appoggiando la mano sulla sua pancia ancora piatta.
-Sei davvero il papà migliore del mondo…
-E spero di esserlo sempre.
-Lo sarai..
-Solo con te al mio fianco! Ti amo Bella.
-Ti amo Edward!

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