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Only You
Pov Edward.
Ricominciare
è difficile.
Ripartire da
zero e farsi forza di non guardare al passato è difficile.
Difficile ma
non impossibile.
Finalmente,
dopo tanti anni stavo tornando a casa. Finalmente stavo tornando da Alice, la
mia sorellina. Probabilmente se mi sentisse si arrabbierebbe a morte, ma sono
pur sempre il fratello maggiore e per me, lei sarebbe rimasta sempre e solo la
mia piccola sorellina fragile, da proteggere. E invece stavo tornando a casa
perché tra poco più di tre mesi avrei dovuto accompagnarla all’altare. Avevo
conosciuto Jasper quando lui e mia sorella erano venuti a Venezia per un
viaggio, qualche anno fa. Stavano già insieme da qualche mese e finalmente
vedevo mia sorella serena e spensierata. In occasione di quel viaggio,
comunque, colsero l’occasione per passare da Firenze a fare un saluto.
Ero volato
in Italia subito dopo la morte di mio padre. Edward Masen Senior era un uomo
con la mania del controllo, che mi aveva reso l’adolescenza triste e
complicata. Cercavo di sfuggire alle sue regole il novantanove percento delle
volte. E ogni santissima volta finivo in punizione. Mia madre purtroppo è
mancata molto tempo prima, appena aveva messo al mondo Alice. Seppure la sua
mancanza è stata abissale e traumatica per tutti e tre, ci ha lasciati un
tesoro prezioso, che sapevo di dover proteggere a costo della mia stessa
felicità. Ma non appena nostro padre morì ho sentito la libertà prendere il
sopravvento e darmi la forza di decidere. Mio zio Carlisle insieme a sua moglie
Esme si presero cura di Alice e insistettero per prendersi cura anche di me, ma
rifiutai. Andai a studiare architettura a Venezia e appena riuscii a laurearmi
mi spostai a Firenze, dove mia nonna mi attendeva con ansia.
Mio cugino
Emmett in questi anni ha preso il mio posto accanto a mia sorella, prima di
partire mi sono fatto promettere che l’avrebbe protetta come se fosse sua..e
così aveva fatto. Spesso mi chiamava, raccontandomi delle bravate che lei e la
sua pazza amica Isabella combinavano nel week-end e che lui doveva pensare
sempre a risolvere, per non metterle nei pasticci. Era grazie a loro che aveva
conosciuto la sua compagna, con la quale conviveva da circa sei anni, Rosalie
Hale, che poi è la sorella gemella di Jasper. Anche loro sono venuti in Italia
a trovarmi e trovai mio cugino molto più mansueto, ma lo stesso giocherellone
di un tempo, la sua donna lo stava raddrizzando per bene!
E poi c’era
lei, Isabella Swan. Era stata la mia tortura quando eravamo piccoli. Abitavamo
vicini e così lei e mia sorella, dato che frequentavano la stessa classe fin
dalle elementari, passavano ogni pomeriggio a giocare e fare i compiti insieme.
Molte volte chiedevano il mio aiuto e lo facevano con così tanta insistenza che
dovevo lasciare ogni cosa per fare quello che mi dicevano. Mi piaceva stare con
loro, mi piaceva giocare e scherzare soprattutto con Isabella. Credo di essere
innamorato di lei da quando avevo nove anni. Certo, a quell’età non potevo di
certo sapere cosa fosse l’amore, ma con il tempo, coltivandolo ogni giorno,
arrivai ai diciotto anni che crebbe un amore disperato e solido, che non voleva
andarsene neppure con l’acido, da dentro di me. E’ stata anche la
consapevolezza di questo amore viscerale e passionale che nasceva giorno per
giorno dentro di me, che mi ha fatto scegliere, senza rimpianti o rimorsi, di
partire. Più distanza c’era tra noi, meglio sarebbe stato, per entrambi. Per
lei perché non avrebbe rischiato di essere assalita da uno che era ossessionato
da lei e dal suo corpo. Per me, perché speravo che tutto quello che sentivo si
sarebbe spento. Ma non era così. Dannazione! Avevo fatto tanto per cercare di
non avere contatti con lei..ma non c’ero riuscito fino in fondo. Non era mai
venuta a trovarmi in Italia insieme a Alice, nei suoi viaggi, e credevo che di
me non potesse importargliene poi molto. Invece mia sorella di tanto in tanto,
mi faceva sapere che Isabella chiedeva come stessi e cose del genere, mi
raccontò anche di averle dato il mio numero di telefono, che però in tanti anni
non era mai stato usato. Avevamo solamente tre anni di differenza, entrambi avevamo
avuto le nostre esperienze passate e sbagliate e molte cose a farci apparire
simili, eppure non avevo il coraggio di provarci. Probabilmente perché sono
sempre stato un po’ timido e impaurito di ricevere il due di picche.
Non dovevo
pensarci. Non erano i pensieri giusti per questo momento.
Ero qui per
aiutare Alice con il matrimonio, con la scelta della torta, con la scelta
dell’abito eccetera. Aveva insistito come al solito e alla fine aveva ottenuto
la mia partenza prima del previsto. Per fortuna ero il capo di me stesso, per
cui potevo benissimo prendermi le vacanze che volevo.
Ero
atterrato all’aeroporto di Seattle esattamente tre quarti d’ora fa, attendevo
il bagaglio che doveva essere controllato perché risultava che ci fosse
qualcosa di strano. Ovviamente! Non importava che avessi dichiarato alla
partenza di custodire all’interno delle mie valigie i miei strumenti di lavoro,
doveva assolutamente controllare con i loro occhi. Maledizione! Mi portarono
nell’ufficio della sorveglianza aeroportuale e li guardai mentre tiravano fuori
ogni singolo indumento dalla mia valigia, fino ad arrivare al fondo.
-E questi
signor Masen? – la voce dell’ispettore della sicurezza cominciava a darmi sui
nervi. Cosa vuole che siano, bombe pronte ad esplodere? Non lo vede da solo che
sono delle semplici squadre da disegno?!
-Sono i miei
strumenti di lavoro, squadre, righe, compasso, piccoli taglierini che servono
per incidere il plastici..sono un architetto. – Ero si il capo, ma dovevo pur
lavorare in quei tre mesi, o quando sarei tornato a casa ogni singolo progetto
sarebbe risultato troppo indietro per i miei standard.
-C’è
qualcosa che lo possa testimoniare? – avevano rafforzato i controlli, ed io ero
la persona più contenta del mondo per questo, davvero, pensavo che fosse una
buona cosa anche perché lavoravano più persone, ma in questo momento li avrei
mandati tutti a quel paese. Come diavolo si fa a testimoniare di essere un
architetto in un aeroporto?!
-Può
chiamare a questo numero – gli porsi il mio biglietto da visita –Il mio studio
si trova a Firenze, in Italia, le risponderà la mia segretaria Margherita. –
Passai una mano tra i capelli, sperando che facessero in fretta quella
telefonata.
-L’attende
qualcuno fuori dal terminal signor Masen? – in realtà non lo sapevo, ma più di
tutto mi chiedevo che diavolo ne volessero sapere questi qui.
-Non lo so,
dovrebbe esserci mio cugino o mia sorella o i miei zii..insomma non lo so.
Potrei anche prendere un taxi. – stavo per incazzarmi sul serio. Le mie
preziosissime camice erano state buttate alla rinfusa sopra il tavolo e due
delle guardie armeggiavano con i miei strumenti. Quando videro un porta
rullino, di quelli delle vecchie macchinette fotografiche, cominciarono ad
agitarlo e a domandarsi cosa ci fosse lì dentro. Se continuavano così mi sarei
alzato e presi a pugni.
-Signori,
quella cosa non è una bomba, d’accordo? Sono qui per il matrimonio di mia
sorella. Devo assentarmi dal lavoro per tre mesi, ho portato dall’Italia il mio
lavoro..lì dentro ci sono le mie matite piccole che utilizzo per disegnare
degli schizzi, siccome sono molto preziose e mi portano addirittura fortuna,
potreste smetterla di agitarle? Sono un tantino geloso di quelle cose.. – avevo
parlato il più gentilmente possibile, ma stavano davvero superando loro stessi.
Ero
frustrato cavolo! Non era possibile tutta quella trafila per delle matite e un
compasso. Mi stavo alterando ancora di più quando vidi l’uomo guardare
attentamente le mie matite. Perché diavolo non mi lasciavano in pace? Non avrei
potuto nascondere una bomba all’interno della mina..Non sono neanche capace di
costruirne una, dannazione!
-Capo Choo,
la signorina è qui per il signor Masen.. – annunciò un’altra guardia alla
porta. Ecco. Adesso ci voleva anche un’altra signorina che magari mi faceva il
terzo grado, laureata in psicologia, per capire se avevo intenzione di mettere
qualche bomba in giro per Seattle. Non mi girai neppure e continuai a
controllare le guardie che ispezionavano la mia valigia, curioso di sapere
cos’altro avrebbero tirato fuori.
-Si
accomodi! Lei è?
-Isabella
Swan, piacere! – mi bloccai di colpo. Tutta l’arrabbiatura completamente
svanita mentre mi giravo ad osservarla. Stringeva la mano all’ispettore, con un
cipiglio frustrato sul volto e una borsa a tracolla troppo piena per le sue
spalle esili. Era bellissima. I capelli castano cioccolato le ricadevano
ondulati sulle spalle, i suo occhi sempre brillanti e lucidi di un’emozione
particolare la facevano sembrare ancora più bella. Le labbra a cuore che tante
volte avevo sognato e desiderato. Indossava una t-shirt azzurra con addirittura
delle macchioline di cioccolato sul bordo e un jeans che la fasciava
perfettamente e un paio di ballerine nere semplicissime. Era una dea ai miei
occhi.
-Lei conosce
il signor Masen? – lei mi rivolse uno sguardo sorridendo.
-Si, si.
Siamo amici da quando eravamo bambini. Il signor Masen è qui per il matrimonio
di sua sorella Alice e..ma che state facendo? – disse un po’ alterata guardando
le due guardie che frugavano tra la mia roba.
-E’ una
questione di sicurezza signorina Swan. Abbiamo passato allo scanner questi
bagagli ed hanno verificato che c’era qualcosa che non quadrava. Sono controlli
di routine! – adesso si stava infervorando. Si passava una mano tra i capelli,
sospirando pesantemente. Prese in mano le carte che l’ispettore Choo gli
passava, forse i miei documenti e poi li rimise con stizza sulla scrivania,
prendendo un altro profondo respiro.
-Mettete giù
subito quelle cose! – Oh-oh. Il tono di voce alterato e così imponente da far
fermare le guardie che ancora controllavano le mie cose. Non la ricordavo così
determinata e assolutamente eccitante.
-Signorina
Swan, lei non sa cosa sta dicendo..si guardi bene da quel che dice, posso
benissimo farla arrestare! – eh no, eh! Adesso che l’ho ritrovata no, vi prego!
-So bene
quello che dico ispettore Choo. Lei forse non si ricorda di me, ma sono la
figlia del capo Swan! Si ricorda il capo del dipartimento della polizia di
Seattle? Conosco bene le regole. Avete appurato per quasi un’ora tutti i
dettagli della vita e del lavoro di quest’uomo e avete invaso la sua privacy,
nonostante avesse dichiarato per iscritto cosa contenessero i suoi bagagli.
Sono sicura che è il caso che vi informiate meglio su chi trattenete. Vi
pregherei di riordinare le cose del signor Masen e di lasciarlo passare. Non
credo che all’interno di un blocco da disegni o con un compasso possa far
scoppiare una bomba a Seattle! Ci state facendo perdere tempo prezioso e fate passare
la voglia a questo povero uomo di tornare in America dalla sua famiglia! La sua
cittadinanza Americana non l’ha persa, per cui vi ricordo che il rispetto è la
prima forma di educazione che ci insegnano in questo paese da, ormai, molti
anni. – aveva finito la sua arringa come se fosse in un’aula di tribunale. Era
stata pazzesca. Aveva parlato con la voce decisa e guardando negli occhi
l’ispettore Choo che sembrava alquanto sconvolto.
-Mi dispiace
per l’inconveniente signor Masen..tenga i suoi documenti e…Benvenuto negli
Stati Uniti! – disse subito dopo l’ispettore, passandomi i documenti; raccolsi
le mie cose e volai fuori da quell’ufficio, seguendo la mia dea.
-Sei stata formidabile lì dentro! – non avevo
saputo trattenermi e lei si fermò sorridendomi dolcemente.
-Ciao
Edward! Ben tornato! – mi abbracciò dolcemente e fui felice di ricambiare
affettuosamente quell’abbraccio, troppo lungo per degli amici standard.
-Come hai
fatto a stenderli così? – lei mi guarda arrossendo appena.
-Non ti ha
detto Alice che ho studiato giurisprudenza? – disse mentre ci incamminavamo
verso l’esterno dell’aeroporto.
-No, in
verità..no. Questa cosa mi mancava.. – lei sorrise enigmatica.
-Credo che
ti manchino molti tasselli della mia vita, signor Masen! – mi ribeccò. Sorrisi
e pensai che probabilmente avrei potuto riprendere un qualche rapporto con lei,
in questi tre mesi. Vedevo che si avvicinava a un box su cui troneggiava una
scritta tutta colorata “Children House” –Scusami un attimo.. – la guardai
mentre entrava nel piccolo cancelletto marrone, alto neppure un metro e si
avvicinava a una delle ragazze che stava seduta a disegnare con alcuni bambini.
Una bambina con i capelli castani e gli occhi color cioccolato le volò in
braccio e lei la strinse forte. Credo di essere morto in quell’istante. La
situazione era chiarissima, soprattutto quando la piccola aveva urlato “Mamy” a
Isabella.
Mi riscossi
appena la vidi tornare verso di me, non dovevo farmi vedere turbato.
-Scusa
l’attesa. Ti presento Caroline..Caroline, lui è Edward, il fratello della zia
Alice.. – la bambina si nascose nell’incavo del collo di Isabella e lei mi
sorrise aggiungendo –E’ un po’ timida con le persone che non conosce, tempo
qualche giorno e non ti libererai più di lei! Andiamo..Caroline,
scendi..cammina con le tue gambine.. – la bimba scosse la testa forte e rimase
in braccio di Isabella, che sbuffò sonoramente. Ci avviammo al parcheggio, in
un silenzio imbarazzante. Non sapevo che dire, ero davvero confuso. Alice non
mi aveva mai parlato di sua figlia. Pensò ad allacciare la piccola nel
seggiolone mentre io caricavo i miei bagagli. E poi la raggiunsi in macchina,
sul lato passeggero.
-Come
mai..ehm sei venuta a prendermi tu all’aeroporto? – domandai incerto.
-Non ti
piacerà saperlo.. – rise appena e diede uno sguardo alla piccola dietro.
–Amore..vuoi dirlo tu a Edward cosa stanno combinando gli zii a casa? – mi
girai verso la bimba ma lei scosse la testa. –Uffa amore..di Edward non devi
avere paura è amico della mamma da molto tempo.. fagli un sorriso dai.. –
cercava di farla interagire con me ma non ne voleva sapere.
-Non lo
conocco.. – biascicò debole la piccola. Aveva la voce di Isabella. Era
completamente la sua fotocopia. –E non ha pottato egali pe me.. – disse
incrociando le braccine sul petto. Sorrisi e guardai Isabella che rise.
-Amore..ma
Edward non sapeva di te..sai..lui è andato via tanto, tanto tempo fa dalla casa
di zia Alice..neanche lui ti conosce..però potresti almeno dirgli ciao.. –
cercava di spiegargli lentamente e con dolcezza. Non so perché ma volevo
disperatamente che quella piccolina mi accettasse!
-Tao.. –
sorrisi verso la piccola e le risposi.
-Ciao anche
a te..sai che sei proprio bellissima?! – lei diventò rossa sulle guance ed io
mi rivolsi a Isabella –E’ proprio uguale a te! – e scoppiammo a ridere.
-Tia Alice e
Tio Emmett pepaano una fetta a soppesa pe te.. – disse la piccola a un certo
punto e io mi voltai verso Isabella che ora rideva sguaiatamente.
-Non ho
potuto fermare il tornado di tua sorella. Ci ho provato, giuro..ma non ha
voluto sentire ragioni! – e rideva sempre di più. Non c’era niente di più bello
in quel momento. Stava concentrata alla guida ma rideva allegra e gli occhi le
luccicavano ancora di più.
-Ho fatto
anche uno stiscione co sclitto “ben…Ben…” Mamy..come ti dice?
-Benvenuto
amore.. – le rispose lei in Italiano. Ero completamente stordito.
-Davvero?! –
non sapevo a chi chiedere ero su un altro pianeta. Mi sentivo atterrito da
tutte quelle nuove novità.
-Ti! Non
dico budie! – mi voltai per sorriderle e la piccola sorrise appena. Almeno era
una piccola conquista.
-Allora
Isabella..raccontami..E’ dura fare l’avvocato? – provai a chiederle ma lei scosse
la testa sorridendo.
-Da quanto
tempo non parli con Alice? – mi passai una mano tra i capelli confuso. –Oh
cielo..non ci credo! – la guardai come a chiederle di che diavolo parlava.
–Pensavo che chiedessi di me ogni tanto, ad Alice, infondo eravamo amici..e lei
mi dice che parlate di me..ma.. Cielo che figura! – diventò rossa e poi si
passò una mano sul volto, senza coprire gli occhi.
-Non credo
di capire..- essere confusi era dir poco, pochissimo.
-Io..Niente.
Non faccio l’avvocato, o almeno non più.. – sussurrò le ultime parole. –Con
Caroline non potevo stare fuori tutto il giorno e addirittura nel week-end, non
potevo portarla in ufficio con me e oltretutto ero un avvocato penalista, la
peggior specie!- sorrise -Per cui ho dovuto cercare un altro lavoro.. Avrei
potuto lavorare a casa, è vero..ma comunque non era la vita che sognavo per mia
figlia..Ho aperto una pasticceria invece, proprio sotto il palazzo in cui
abito. Caroline sta con me quasi tutto il tempo, quando finisce l’asilo..oppure
sta con tua zia e tuo zio..Sono dei bravi nonni.. – sorrise verso la piccola
–E’ vero amore?
-Ti..nonna
Emme mi fa i bicotti e nonno Callile mi potta sulle spalle.. – sorrisi a quella
confessione. Era bello sapere che aveva comunque contatti con la mia famiglia.
-E..tuo
marito? – tentai arrossendo un po’ per quella domanda personale. Lei rise di
gusto e poi mi guardò con la coda dell’occhio.
-Dio, tu hai
bisogno di chiacchierare di più Edward! Alice è una gran pettegola, è strano
che non abbia fiatato con te.. – già. Me lo stavo dicendo anche io. –Comunque
non sono sposata. Il papà di Caroline è andato via..
-Io non ho
papà..il mio papà ha paua e ti è naccotto! – guardai a fondo Isabella. Come
aveva potuto dire ad una bambina così piccola la verità sul padre?
-Siamo
arrivati. – non mi ero neppure accorto che avevamo parcheggiato all’interno di
un giardino di ghiaia che metteva in comune tre villette. Non sapevo che i miei
zii avessero cambiato casa. Questa sembrava più..grande, più accogliente..più
bella. –Amore tu vai dagli zii intanto, noi scendiamo i bagagli.. – Isabella
scese dall’auto e io la seguii fino al bagagliaio.
-E’ bella la
villa..
-Oh no..non
dirmi che non sapevi neppure di questo! – mi guardava completamente allibita.
La mia confusione fu la risposta. Scoppiò a ridere e io mi sentii un po’
umiliato.
-Ti piace
ridere di me vero?! – era l’unica cosa che mi veniva in mente.
-Edward
Masen..torna in te. Non ti riconosco più! – sorrise brandendo due miei borsoni
e lasciandomi il trolley pesante. Si stava avviando verso la casa di destra e
mi chiedevo sempre di più chi fosse quella ragazza. Lei diceva di non
riconoscere me, ma ero io che non sapevo più chi avevo di fronte. –Siamo qui! –
urlò lasciando i borsoni all’ingresso e avviandosi verso una porta finestra.
-Edwaaaarrd!
– non riuscii neppure ad attraversare la finestra che Alice mi era saltata al
collo. Chiusi gli occhi respirando odore di casa, odore di famiglia..lei. Aprii
gli occhi e trovai un tavolo con una torta di medie dimensioni con scritto
“Bentornato Edward”. Lo striscione con scritto “Benvenuto” in italiano, che
aveva aiutato a fare anche Caroline e tutte le mie persone. Emmett e Rosalie,
zio Carlisle e zia Esme, Jasper, Alice, Isabella e Caroline e c’erano anche
Angela e Ben, due amici del liceo. Dio quanto tempo era passato…dieci anni.
Salutai ogni
persona sorridendo entusiasta. Mia zia mi tenne nell’abbraccio molto più di
tutti e potevo capirla. Mi aveva sempre considerato come un figlio..e un figlio
non è normale che non si veda per dieci anni. Isabella cominciò a tagliare la
torta e a servirla insieme a Rosalie. Io mi perdevo ad osservarla era serena e
ben ambientata in questa casa, si muoveva con disinvoltura e sembrava
addirittura che fosse sua.
-Fratello..perchè
stai fissando Bells in quel modo? – ovviamente non potevo scappare al suo
sguardo con i raggi laser.
-Tu lo
sapevi vero? – indicai la sua amica d’infanzia. Lei mi sorrise ma finse di non
sapere nulla.
-Non so di
cosa parli..
-Non sono
stupido fino a questo punto Alice..perchè non mi hai detto nulla? Perché non
hai provato a fare cupido come al tuo solito? – lei sorrise enigmatica.
-Avevi
bisogno di trovare te stesso e lei..aveva bisogno di capire cosa volesse..Ora
però..entrambi sapete cosa volete! Buona fortuna! – disse allontanandosi facendomi
l’occhiolino.
-Questa è
per te.. spero ti piaccia.. – mi sorrideva tenendo in mano un piattino per se e
uno per me.
-L’hai fatta
tu? – mi guardava come se fosse ovvio. –D’accordo oggi ho dato il meglio di me!
– passai una mano tra i capelli, imbarazzato e lei rise.
-Sai..non mi
ricordavo fossi così divertente! – mi sorrise ed arrossì.
-Io non mi
ricordavo tu ridessi così tanto! E’ bello vederti ridere..mi piaci! – lei
arrossì ancora di più e credo di aver fatto lo stesso. Balbettai cercando di giustificarmi.
–Intendevo..ehm..intendevo dire che..mi piace la tua risata! – lei volse lo
sguardo verso Caroline che stava avanzando verso di noi, ed era ancora
imbarazzata. Dio che figure di merda che stavo facendo!
-Ehi
amore..che c’è non ti va la torta? – la piccola scosse la testa e salì in
braccio a Isabella. –Ne mangiamo un po’ insieme? Lo sai che la mamma non la
mangia tutta.. – le sorrise e prese una forchettata imboccandola. La scena mi
sembrava così dolce, così tenera..estremamente bella. Mi veniva voglia di farne
parte. Dopo un paio di forchettate in assoluto silenzio Isabella riprese a
parlare con sua figlia. –Mi dici che è successo amore?
-Tavo
giocando con tio Jaz e tio Emmett mi ha tirato le codine che ha fatto la tia
Rose..e’ cattivo, mi ha fatto la bua! – io sorrisi e scossi la testa.
-Questo
perché lo zio Emmett è più piccolo di te! – non riuscì a frenare la lingua e
Isabella capì subito quello che intendevo. Mi avvicinai alla piccola che
sembrava aver la faccia di chi dice “ehi a me non la fai, Emmett è grande e
grosso mica piccolo!” –Sai Caroline, lo zio Emmett è grande e grosso ma in
realtà è ancora un bambinone a cui piace giocare tanto, tanto e tanto. Ti ha
tirato le codine perché è invidioso che la zia Rosalie dava più attenzione a te
che a lui! – Isabella rise alla mia spiegazione e quando Caroline si girò per
verificare se fosse così cercando le risposte negli occhi di sua madre lei
annuì.
-Alloa è
popio tupidino! – scese velocemente dalle braccia della madre e volò verso mio
cugino per abbracciarlo. Io e Isabella scoppiammo a ridere.
-E’ davvero
bellissima Caroline..
-Si..lo è!
-Come la
madre.. – azzardai, arrossendo di botto. Potevo essere così stupido? Dai..non
era possibile alla mia età. Con tutte le donne che avevo avuto poi..mi veniva
la rabbia a pensare che proprio con lei ero così dannatamente timido!
-Grazie..ma
comunque..Caroline è più bella.. – arrossì abbassando lo sguardo sulle sue
scarpe e io sorrisi.
-Ti va di
raccontarmi cos’è successo con suo padre? – azzardai un po’ impaurito dalla sua
reazione. Ma lei mi sorprese e sorrise.
-Lo conosci
probabilmente..te lo ricordi James Hunters? – cercai nella memoria ma non
usciva niente –Era nella tua stessa classe al liceo, possibile che non te lo
ricordi? – poi mi venne in mente.
-Lo sfigato
cronico con gli occhialoni da nerd, che cadeva ogni due passi? – lei scoppiò a
ridere.
-Proprio
lui! Beh..diciamo che..dopo che te ne sei andato lui si sentiva un po’ più
sicuro di se stesso ed è diventato..più belloccio e meno sfigato! – rideva
appena e poi scosse la testa, come per riordinare le idee –Si sentiva in
competizione con te, come se con te presente lui non potesse vincere, me l’ha
confessato un giorno..comunque, questo non è importante.. – Oh si che era
importante invece! Era la cosa che mi interessava di più! –Siamo stati insieme
tre anni, poi siamo andati a convivere..Caroline è arrivata all’improvviso.
James sembrava molto innamorato di me ma per niente elettrizzato all’idea di
avere un figlio. Ci ha comunque tentato. Ha promesso di sposarmi il prima
possibile, ha promesso di prendersi responsabilità che erano più grosse di
lui..ma gli leggevo negli occhi la voglia di scappare, di essere un ragazzino
spensierato ancora qualche anno..così..non me la sono neppure presa la mattina che
mi sono alzata e non l’ho trovato. Mi ha lasciato un biglietto con scritto
semplicemente “Scusami, ho troppa paura..Perdonami” – mi trovai ad essere
allibito, senza parole.
-E
poi..cos’è successo? – lei sorrise e guardò intorno a lei.
-Questo..La
tua famiglia mi è stata vicina come mai prima. Alice mi ha proposto di vivere
con lei, anche se a quel tempo c’era già Jasper. Emmett e Rosalie si
preoccupavano per me anche se non erano miei parenti e tuo zio e tua zia sono
stati i nonni migliori al mondo..- aveva un sorriso sincero sul volto ed era
bellissimo vederla così serena, nonostante tutto ciò che era
successo..nonostante i brutti ricordi.
-E tuo
padre? – lei si irrigidì un attimo poi si rilassò chiudendo gli occhi e
sorridendo.
-Mio padre è
alla ricerca della sua anima gemella.. – sorrisi a quel pensiero. Charlie Swan,
il capo della polizia di Seattle era alla ricerca di una donna! –Ma per
intendere che la sta seguendo ovunque, cercando di farla innamorare di lui.
-Davvero? E
chi è?
-Mia madre!
– scoppiò a ridere alle sue stesse parole. –Cioè..fammi spiegare..Mia madre è
in giro per il mondo perché Phill l’ha lasciata e lei si è data al volontariato
e alla ricerca di se stessa..e mio padre sta cercando di riconquistarla. Mi
chiamano due volte a settimana, entrambi! E’ una cosa pazzesca..ma li sento
felici e sono contenta per loro!
-Da quanto
va avanti questa storia? – chiedo divertito.
-Tre anni e
mezzo! – scoppiamo a ridere entrambi! Ci calmiamo solo perché i nostri sguardi
si incontrano e scoppiano le scintille. Entrambi arrossiamo e vogliamo lo
sguardo da un’altra parte. –Così..sei il capo di te stesso..Sei un architetto
famoso a Firenze, ho sentito dire..
-Già..così
dicono..
-Sono felice
per te..avevi bisogno di andare via per un po’..si vede nei tuoi occhi che hai
qualcosa di diverso da quando eri qui.. – sussurrò appena.
-Sono
abbastanza fiero di me stesso, contento di avercela fatta da solo, nonostante
tutto..
-Lo capisco
benissimo! – mi sorrise arrossendo –Mi ricordo com’eri burbero alle volte
avendo tuo padre intorno che quietava i tuoi desideri e il tuo spirito
libero..Alice mi ha detto che quando è venuta a trovarti a Firenze eri sempre
allegro, oberato di lavoro, ma allegro..e credimi, per chi ti vuole bene non
c’è niente di meglio che vederti felice..
-Potrei
essere più felice..se trovassi una donna da sposare, che mi ama
indipendentemente da tutti i soldi che ho.. – sussurrai.
-Brutte
esperienze a livello sentimentale Masen? – scherzò per alleggerire la
situazione.
-Solite
ragazzine viziate che vanno bene per togliersi..ehm..certi piaceri.. –
arrossii. Ero partito convinto di quello che stavo per dire, capendo più tardi
che stavo parlando con Isabella. Lei scoppiò a ridere arrossendo lievemente.
–Scusa..ehm..non dovevo dire certe cose..
-Perché no?
Sono abbastanza grande per sapere certe cose adesso sai?! – fece la faccia
oltraggiata, ma non riusciva a trattenersi molto dal ridere.
-MAAAAMYYYYYY!
– Un urlo feroce dall’altra parte del giardino attirò la nostra attenzione.
Caroline era a terra in preda a una crisi di pianto, con le braccine sporche di
sangue. Vidi Isabella correre velocemente verso sua figlia e non potei fare a
meno di seguirla.
-Amore!
Shh..non è successo nulla! Shh…bambina mia.. – la prese tra le braccia
portandola dentro in casa velocemente. Tutti si erano riuniti attorno a lei sul
divano. –Vediamo queste ferite amore.. – non sapevo come faceva a sopportare il
sangue, quando era più giovane sveniva anche solo se ne sentiva l’odore.
-Vado a
prendere qualcosa per pulirle le ferite.. – come sempre Carlisle era previdente
e molto gentile, mentre Isabella ispezionava il corpo di sua figlia per vedere
se c’erano altre ferite.
-Mi dici
cos’è successo?
-T-tavo
coo-coeendo vitino alla tattonata ma il vettito ti è incatato e..e terano piete
cattive.. – non avevo capito molto perché parlava tra le lacrime ma credo di
immaginare.
-Ti sei
fatta male con delle pietre appuntite amore? – la piccola annuì con la testa
appoggiata al petto della mamma.
-Vado a
controllare.. – disse subito Emmett, correndo fuori.
Carlisle
arrivò veloce con disinfettanti e cerottini e anche un lecca lecca.
-Mamy…buaaaa..
– mi intenerì ancora di più, con quella voce dolce e segnata dal pianto. Mi
accomodai sul divano di fianco a loro e iniziai a giocare con i ricciolini della
piccola, sembrò calmarsi velocemente.
-Come fai? –
mi sussurrò Alice, io scrollai le spalle, non lo sapevo neppure io.
Isabella
pensò a pulire le braccine mentre io mi occupavo di accarezzarle la testa per
farla rilassare mentre le mie dita passavano tra i suoi ricci. Era rilassante
anche per me, dannazione!
-Non ti
azzardare a farle soffrire o ti cerco e ti strappo i gioielli di famiglia a
morsi! – sussurrò al mio orecchio di nuovo Alice e io sorrisi appena,
sentendomi abbastanza in soggezione.
-Ecco fatto
amore.. – ma Caroline si era già addormentata sotto le mie carezze. Lo sguardo
di Isabella era impagabile. Stupito, sereno ed estremamente tranquillo e
felice. –Come hai fatto? – La gente attorno a noi si dileguò velocemente.
-Ehm..non..non
lo so.. Scusami.– sospirai togliendo le mani dai capelli di sua figlia e
sentendomi a disagio. Perché l’avevo fatto? Dovevo dare troppe spiegazioni.
-No, ti
prego..non ti scusare! E’ stato..grazie. Solitamente si calma solo con
me..Alice ci tenta ogni volta ma non ci riesce..grazie. - La tenne in braccio
mentre si alzava e si avviava al piano superiore.
-Dove vai?
-La porto
nella camera dei bimbi…torno subito.. – Stava per fare il primo scalino ma la
raggiunsi subito, prendendole Caroline dalle braccia, facendo attenzione che
non si svegliasse.
-La porto su
io..dimmi dove devo andare.. – lei sorrise e arrossì velocemente, indicandomi
la camera in cui c’era un letto a una piazza e mezza.
-Dorme qui
di solito quando vuole passare un po’ di tempo con Alice.. – sussurrò piano
mentre le accarezzava i capelli.
-Questa..questa
è casa di Alice? – lei annuì.
-Quella
opposta è di Emmett e Rosalie e…beh quella in mezzo..sarebbe tua.. – arrossì
ancora di più e si concentrò su Caroline.
-Come scusa?
– pensavo di non aver capito bene.
-Alice
voleva che steste tutti insieme, vicini in qualche modo..non trovava nulla di
adeguato. Un giorno tua zia ha scoperto questa residenza e..ha pensato di
ristrutturarla e ecco, darvi..la possibilità di non..perdervi di vista..
-Sono dei
pazzi! – lei rise piano e mi fece segno di uscire dalla stanza. Scese dalle
scale per tornare dagli altri ma mi fece segno di aspettare lì, mentre usciva a
parlare con Alice. Non riuscii a trattenermi e mi avvicinai per ascoltare.
-Alice,
prendo le chiavi della villa di Edward..gli faccio fare un giro, ti dispiace?
-No
figurati..magari se gli parli sarebbe anche meglio..
-Alice non
continuare con questa storia..Caroline dorme nella cameretta..la controlli di
tanto in tanto?
-Sei una
testona Isabella Swan! Buon viaggio turistico! – le fece la linguaccia e tornò
dagli ospiti mentre Isabella mi raggiunse.
-Andiamo..ti
faccio visitare la villa.. – uscimmo dalla casa di Alice per fare pochi passi e
salire qualche scalino che ci portava alla villa centrale. Mi diede le chiavi e
mi sorrise –Credo..che debba essere tu ad aprire la porta..
Afferrai le
chiavi lentamente e ancora con più calma aprii la porta. Dentro non c’era
assolutamente nulla. Tutto spoglio e solo i muri portanti. Capii che avevano
voluto lasciarmi libera scelta di finirla come più volevo. Isabella mi passò
davanti e sorrise, arrossendo un po’.
-Le scale
sono di fortuna..ma…devi assolutamente salire al piano di sopra.. – sembrava
elettrizzata. La seguii sulla scala di ferro che avevano messo da un piano
all’altro, ben fissata per carità..ma sempre quella dei pompieri sembrava.
Raggiunto il secondo piano lei non si accontentò e tirò giù una piccola botola.
–Non ho intenzione di chiuderti dentro, non mi guardare con quella faccia
stralunata! – sorrise e salì le scale. Dio aveva un culo favoloso! Ehm..Masen
torniamo alla casa, si alla casa! Come se fosse possibile.. Avanzava sopra
quella che doveva essere la soffitta, molto alta, poteva essere benissimo un
vano abitabile e mi condusse su una terrazza che dava sul davanti della casa.
Si vedeva Seattle, anche se potevo notare i palazzoni e qualche albero ma era
comunque una bella visuale.
-Bello..E’..-
ma non finì la frase che lei rise.
-Oh..smettila
Edward. Non è questo che voglio farti vedere…seguimi.. – proseguì sul balcone
facendo il giro del tetto, praticamente e ci affacciammo sul retro della casa.
Guardai oltre gli alberi della villa. Riuscivo a vedere il mare. Era uno
spettacolo mozzafiato, al tramonto o all’alba sarebbe stato meraviglioso.
-Wow… -
riuscì a dire solamente.
-Già.. è la
stessa cosa che ho pensato anch’io quando l’ho vista per la prima volta! –
disse a voce bassa.
-Perché..perchè
non mi hai fatto vedere a casa di Alice questa terrazza? – lei arrossì di colpo
e pensai che fosse sempre più bella, ogni secondo di più.
-Alice ed
Emmett non hanno..il terrazzo. – rimasi basito.
-Perché no?
-I tuoi zii
ci hanno portati tutti qui, per vedere le case..C’ero anche io..anche se non
sapevo bene cosa avessi dovuto fare..Ma Alice e Esme ci tenevano perché ci
fossi..
-Fai parte
della famiglia ormai.. – sorrisi, arrossendo e pensando che avrebbe potuto
farne parte..davvero, più di quello che era adesso, se solo…
-Comunque..dicevo..Quando
ci hanno fatto visitare questa casa, vidi la botola e mi domandai cosa ci
fosse..salì titubante e vidi il terrazzo che dava sul davanti..bello ma niente
di speciale..poi però..passai sul retro. Mi ricordai di quando dicesti che
volevi poter guardare l’orizzonte, meglio se ci fosse stato il mare presente, affacciandoti
sul terrazzo e beh..forse ho parlato troppo e senza interpellare nessuno ma ho
praticamente volato giù dalle scale per dire che questa doveva essere la
tua..assolutamente. – era di ogni tonalità di rosso possibile. Era tenerissima
e dolcissima e io sentivo il cuore stringersi forte dall’amore che provavo per
lei.
-Ti..ricordi..?
– sussurrai intimidito e sorpreso.
-Ricordo..tutto
di te.. – anche lei aveva solamente sussurrato.
-Isabella..
– la chiamai e i suoi occhi si strinsero velocemente.
-Devo..dirti
una cosa..- le sue guance erano già del color porpora.
-Ti
ascolto.. – dissi debole.
-Sono..innamorata
di te da quando avevo otto anni! – disse velocemente, troppo veloce per il mio
povero cuore, ma non per il mio udito. E’ che non riuscivo a crederci. –Ero
caduta nel giardino di casa vostra, tuo padre era al lavoro ed Alice era
arrabbiata con me perché non volevo giocare con lei e i suoi stupidi vestiti
delle bambole, preferivo mille volte passare il mio tempo in giardino a
guardare la distesa verde e rilassante..mentre correvo mi sono sbucciata un
ginocchio e tu sei arrivato di corsa e mi hai portata in bagno a pulire la
ferita e mi hai messo un cerotto con degli orsetti ridendo perché ero davvero
buffa con quel coso addosso. Eri così premuroso e così dolce..Ovviamente a quel
tempo pensavo solo di volerti tanto bene..poi con gli anni..le cose sono
cambiate.. – aveva parlato a raffica, non credo neppure di aver seguito ogni
parola. Non sapevo che dire..mi sentivo..Avevo perso tutte le mie facoltà sensoriali
e letterarie. In quel momento scoppiò a ridere, facendomi pensare che fosse
tutto un maledettissimo scherzo. Rideva talmente forte che l’avrebbero sentita
fino nell’altra casa se non abbassava un po’ il tono. –Non ci credo che te l’ho
detto! Mi sento meglio in effetti..
-Mi..mi stai
dicendo..la verità? – balbettavo come uno stupido pivello. Dovevo darmi una
regolata.
-Beh..si..ti
sembra che mi sarei imbarazzata così se fosse stato uno stupido scherzo? –
sembrava un po’ oltraggiata ed io scossi la testa. –Ecco appunto.. – io scossi
la testa sorridendo e poi scoppiando a ridere. –Che cavolo hai da ridere
adesso? Mi sembra che siano finiti gli anni delle prese in giro no? Non sei
abbastanza maturo? – sembrava davvero offesa.
-Isabella..devo
dirti una cosa.. – tornai serio, cercando di rimanerci per tutto il tempo del
mio discorso.
-Ti ascolto…
- mi imitò lei incrociando le braccia al petto.
-Sono
innamorato di te da quando avevo otto anni! – ma non ci riuscii e scoppiai a
ridere subito dopo. –No, non ce la faccio..aspetta.. AH AH AH! – ridevo così di
gusto come non facevo da un po’ e lei mi guardava come se fossi invasato. –Ti
amo davvero..ma davvero..sono partito con la convinzione che mi sarei
dimenticato di te, ma non è stato così..e..Dio sono così felice che per te sia
lo stesso..Ma è così esilarante. Abbiamo passato tutti questi anni a fare cosa
precisamente?! – le chiesi con il sopracciglio alzato e il cipiglio divertito.
Lei rise con me.
-Siamo due
stupidi eh?! – io annuii e lei rise, avvicinandosi a me, l’abbracciai stretta.
-Posso
baciarti Isabella Swan? – le chiesi avvicinando il suo volto al mio.
-Direi che
dopo tutti questi anni il tuo sia un dovere.. – sorrisi ed appoggiai le mie
labbra sulle sue. Niente era stato mai così bello in tutta la mia vita. Le sue
labbra erano morbide e piene, setose al punto giusto e passionali. Tirammo
fuori la lingua nello stesso momento e ci accarezzammo a vicenda, le sue mani
erano tra i miei capelli, io le accarezzavo la schiena. Era il momento
perfetto..che fu interrotto dal cellulare di Isabella che prese a squillare.
–Scusa.. – aveva le guance talmente rosse che sembrava un fuoco. Ma era
bellissima. –Pronto? Si Alice, siamo ancora qui..gli ho mostrato la
terrazza..Si Alice, adesso torniamo..Fatti gli affari tuoi nanerottola! – e le
chiuse il telefono in faccia sorridendo.
-Problemi
con mia sorella? – chiesi e lei scosse la testa.
-Erano
secoli che voleva che ammettessi con te cosa provavo..e adesso non le darò la
soddisfazione di dirglielo subito..attenderà..comunque Caroline si è svegliata
e mi cerca..ti dispiace se torniamo indietro?
-Andiamo.. –
le presi la mano sorridendo e scendendo di sotto, facendo attenzione a chiudere
la botola e la porta di casa. Caroline aspettava Isabella seduta sul divano del
salotto e si fiondò tra le sue braccia appena varcammo la porta.
-Mamy,
dov’ei?
-Sono andata
a mostrare la casa a Edward..lo sai che la villa qui vicino è sua? – lei scosse
la testa e mi guardò negli occhi.
-Pecchè non
vivi qui? – chiese ingenuamente ed io sorrisi avvicinandomi a lei e
inginocchiandomi sul tappeto.
-Perché sono
stato via per un po’ di tempo..ma penso che d’ora in avanti..avrò un buon motivo
per stare a casa.. – guardai negli occhi Isabella e le sorrisi. L’amavo e lei
amava me..in Italia non c’era più niente per me. Quello che volevo era qui, era
sempre stato qui.
-Caroline..cosa
ne dici se ogni tanto Edward viene con noi al parco?
-Mi compi i
gelati? – annuii e le baciai il nasino.
-Tutto
quello che vuoi piccola..tutto quello che vuoi. – intrecciai le dita con quelle
di Isabella e non c’era nulla di più bello di quel momento.

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